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Una proposta di legge per sbloccare il porto turistico

TARQUINIA. È stata presentata dai consiglieri della Destra alla Regione Lazio, Francesco Storace e Roberto BuonasorteIl documento, se approvato, permetterà la realizzazione del progetto fermo in virtù di una interpretazione restrittiva dell’ufficio regionale. «Con il via libera saranno creati 300 nuovi posti di lavoro diretti ed almeno 2500 derivanti dall’indotto»

TARQUINIA. È stata presentata dai consiglieri della Destra alla Regione Lazio, Francesco Storace e Roberto BuonasorteIl documento, se approvato, permetterà la realizzazione del progetto fermo in virtù di una interpretazione restrittiva dell’ufficio regionale. «Con il via libera saranno creati 300 nuovi posti di lavoro diretti ed almeno 2500 derivanti dall’indotto»

TARQUINIA – Il porto turistico riprende quota. Francesco Storace e Roberto Buonasorte, consiglieri della Destra alla Regione Lazio, hanno presentato ieri l’altro una proposta di legge «di interpretazione autentica di norma urbanistica vigente».
«La proposta – spiegano i consiglieri – se approvata, permetterà la realizzazione del porto turistico di Tarquinia e la creazione di 300 nuovi posti di lavoro diretti e almeno 2500 derivanti dall’indotto».
«Il progetto del porto turistico di Tarquinia, – proseguono gli esponenti della Destra -, basato completamente sul principio dell’eco-sostenibilità, pur avendo ottenuto la Valutazione d’impatto ambientale favorevole, il parere positivo dell’autorità di bacino e dell’Ardis, delle Sovrintendenze competenti, nonché l’interessamento attivo del Comune, risulta fermo in virtù di un’interpretazione restrittiva dell’ufficio regionale preposto, tra l’altro in contrasto con altre decisioni prese su materie simili».
«Va sottolineato – dicono ancora gli esponenti della Destra – come la realizzazione del porto turistico di Tarquinia oltre a realizzare la bonifica ed il risanamento idraulico del tratto della foce del fiume Marta è soggetto a frequenti esondazioni. L’esempio di Tarquinia testimonia come una non corretta applicazione della norma in esame possa comportare l’arresto di progetti ecologicamente compatibili e di grande sviluppo economico ed occupazionale del territorio».
Era il 23 marzo 2004 quando la Regione Lazio diede formalmente il via al progetto per la realizzazione del porto turistico di Tarquinia. Nella sala del consiglio del Comune tirrenico, venne firmato il protocollo d’intesa tra l’allora sindaco Alessandro Giulivi e l’allora Governatore del Lazio, Francesco Storace, alla presenza del Prefetto di Viterbo, Carlo Alfiero, del senatore Michele Bonatesta, del consigliere regionale Laura Allegrini e dell’allora presidente dell’Autorità portuale del Lazio Gianni Moscherini.
«Una giornata storica», dichiararono i numeri uno di Comune e Regione. Cinquanta milioni di euro, si disse, il costo dell’opera interamente finanziata da privati. Un porto da 43 ettari di estensione e mille posti barca rimasti ancora nel cassetto.
Ale.Ro.

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