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Zona industriale, uno scoperto di 70 mila euro

Negli anni passati sono stati chiesti dei fidi alla Cassa di Risparmio di Civitavecchia e alla Banca di Spoleto. Il disavanzo successivamente ridotto di 41 mila euro è servito tra l’altro a consentire al consorzio di corrispondere i gettoni di presenza ai membri del cda. Giallo su alcune consulenze affidate a professionisti legati agli amministratori dell’ente 

Negli anni passati sono stati chiesti dei fidi alla Cassa di Risparmio di Civitavecchia e alla Banca di Spoleto. Il disavanzo successivamente ridotto di 41 mila euro è servito tra l’altro a consentire al consorzio di corrispondere i gettoni di presenza ai membri del cda. Giallo su alcune consulenze affidate a professionisti legati agli amministratori dell’ente 

CIVITAVECCHIA – Insieme ai due acquedotti, in vista del passaggio alle holding, si è proceduto allo scioglimento del consorzio Zona Industriale, iniziativa che ha fatto emergere quelle storture già appurate e mai portate alla luce negli anni scorsi.
Emerse da quando l’amministrazione comunale di centrodestra ha affidato la gestione ad un presidente e a quattro membri del cda espressione della coalizione, che per alcuni anni hanno gestito il consorzio, anche dopo l’arrivo del commissario prefettizio.
Vicende difficile da mettere a fuoco, chiarite però con lo screening del patrimonio commissionato dall’amministrazione Moscherini.
La dirigenza dell’ente infatti, allo scopo di corrispondere i gettoni di presenza ai membri del cda, ma anche di far fronte a legittime esigenze di gestione, ha richiesto negli anni passati uno scoperto di conto corrente a ben due istituti di credito cittadini. A tal proposito si è rivolta alla Cassa di Risparmio di Civitavecchia, stabilendo un passivo di circa 40 mila euro e alla banca di Spoleto, dove lo scoperto, fino a non molto tempo fa, ammontava a poco meno di 30 mila euro.
Almeno fino all’insediamento del successivo cda, che è riuscito a compensare le somme dovute con l’azzeramento dei gettoni di presenza e facendo leva sulle rate trimestrali corrisposte dal Comune, anche se con notevole ritardo, quelle stesse ‘‘rate mancanti’’ che in sostanza sono servite alla precedente gestione per giustificare le due richieste di scoperto.
70 mila euro di debiti, portati poi a 29 grazie ad una politica di rigore che però ha tappato le ali ad ogni ipotesi di sviluppo.
A carico del consorzio Zona Industriale un’altra vicenda oggi al vaglio di chi gestisce i conti del Pincio.
Si tratta delle consulenze richieste ad alcuni professionisti privati, riconducibili a persone vicine ad alcuni membri del consiglio di amministrazione del consorzio stesso. Una procedura che mette ora in imbarazzo chi negli anni scorsi ha gestito l’ente, facendo emergere una modalità di amministrazione tuttaltro che logica.

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