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Allumiere, riconosciuta la razza asinina locale

L’importante obiettivo è stato raggiunto dopo tre anni di iter burocratico. L’ambizione è di rendere l’animale fonte di guadagno e sviluppo per la collina. Soddisfatto l’assessore Stefanini L’università Agraria ha stipulato anche un accordo con l’ospedale Bambin Gesù per fornire latte per uso pediatrico

L’importante obiettivo è stato raggiunto dopo tre anni di iter burocratico. L’ambizione è di rendere l’animale fonte di guadagno e sviluppo per la collina. Soddisfatto l’assessore Stefanini L’università Agraria ha stipulato anche un accordo con l’ospedale Bambin Gesù per fornire latte per uso pediatrico

di ROMINA MOSCONI

ALLUMIERE – Dopo un lungo iter finalmente è stata riconosciuta la ‘‘razza asinina locale’’. Circa tre anni fa con l’apporto determinante dell’assessore Giuseppe Stefanini, dei dottori Franco Paoletti dell’Arsial, del veterinario Pier Paolo Tidei, di un gruppo di allevatori locali e dei sei presidenti delle Contrade, l’amministrazione comunale iniziò l’iter per il riconoscimento ufficiale della Razza Asinina dei Monti di Allumiere. L’obiettivo finalmente è stato raggiunto: l’asino di Allumiere è parte integrante di quello viterbese ed è la prima ed unica razza autoctona riconosciuta nel Lazio. È stato istituito l’albo della razza asinina al quale sono iscritti già oltre 40 esemplari; i proprietari con la prossima pubblicazione dei bandi del Piano di Sviluppo Rurale potranno accedere ai contributi economici per lo sviluppo e la salvaguardia della biodiversità animale. All’ultimo Palio a regalare al vittoria alla Nona è stato Pepe, valido rappresentante di questa razza. Comune e università Agraria di Allumiere lavorano in sinergia per rendere l’asino il volano dell’economia allumierasca. Da sempre l’asino è il signore incontrastato della collina: basti pensare al Palio delle Contrade ma l’ambizione degli allumieraschi è di renderlo fonte di guadagno e di sviluppo. «Le prime presenze dell’asino domestico del Lazio si riferiscono alla fase finale dell’età del Bronzo, come testimoniano i reperti osteologici di questo equide, rinvenuti negli abitati protostorici, di Sorgenti Nove, Torrionaccio e Luni sul Mignone, localizzati tutti in provincia di Viterbo – spiega l’assessore Stefanini – per le sue caratteristiche di frugalità, rusticità e resistenza, la popolazione asinina autoctona del Lazio ha dimostrato un alto grado di adattabilità, tale da permettere la sopravvivenza in un’ampia gamma di agro-silvo-ecosistemi marginali ed incolti, che si estendevano dai bassi piani paludosi e malarici, ai rilievi collinari e montani. Questo bioterritorio comprendeva la Maremma Laziale, del cui territorio e parte integrante il complesso collinare che circonda Allumiere». Le caratteristiche somatiche di questa razza autoctona sono la taglia medio-grande; i maschi adulti hanno un’altezza al garrese da mt. 1,20 a mt. 1,35, mentre le femmine adulte vanno da mt. 1,15 a mt. 1,30; il colore del mantello predominante è grigio pomellato (denominato bigio) con tonalità da scuri a molto chiari nei soggetti anziani oppure grigio sorcino o bruno con o senza riga mulina e croce di Sant’Andrea infine può essere baio dal chiaro allo scuro con addome di colore grigio chiaro. Il pelo è corto e liscio in estate, medio e folto in inverno. L’asino è utile per molti scopi, fra i quali la soma, la corsa, l’equiturismo e l’onoterapia. «Come Agraria abbiamo già stipulato un accordo con l’ospedale Bambin Gesù a cui forniremo il latte d’asina che è molto ricco di sostanze nutritive per i bambini e non comporta allergie – ha sottolineato il presidente Antonio Pasquini – quindi lavoreremo il latte d’asina per uso pediatrico e dietetico e inoltre abbiamo già attivato l’equiturismo. Stiamo poi lavorando per arrivare a fornire l’onoterapia».

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