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Ficoncella, paradiso termale

LA MEMORIA RITROVATA. Il nome deriva dal colle che ospita l’impianto comunale. Un luogo amato dai civitavecchiesi che si trova a 4 chilometri dal centro abitato

LA MEMORIA RITROVATA. Il nome deriva dal colle che ospita l’impianto comunale. Un luogo amato dai civitavecchiesi che si trova a 4 chilometri dal centro abitato

di ROBERTA GALLETTA

CIVITAVECCHIA – L’origine del nome Ficoncella si deve alla presenza , fino a poco tempo fa, di un cospicuo numero di alberi di fico di cui è testimone oggi un elegante albero che si trova al centro dell’impianto termale a ricordo dell’origine del singolare nome. La sorgente da cui sgorga l’acqua della Ficoncella nasce in prossimità di una grande e antica vasca a gradini, probabilmente il calidarium, ancora in buono stato di conservazione e che sfruttava proprio le acque della sorgente della Ficoncella, di un impianto termale frequentatissimo prima del 70 a.c e abbandonato quando in epoca imperiale sotto Adriano fu ampliato il vicino centro termale romano delle Terme Taurine. Il sito venne abbandonato durante le invasioni dei barbari e dei saraceni, destando di nuovo l’interesse degli studiosi verso il Rinascimento quando insieme alla Terme Taurine alcune buche colme d’acqua erano probabilmente sfruttate dai civitavecchiesi ma senza alcuna struttura ricettiva organizzata. Grazie all’interessamento di alcuni medici quali Giovanni Rodio nel XVII secolo, Giuseppe Torraca e Arcangelo Molletti nel XVIII secolo che ne parlarono in alcuni studi e ricerche condotte in loco, l’uso a scopo terapeutico e curativo era ormai adottato non solo dagli abitanti di Civitavecchia ma anche da numerosi forestieri che ne avevano sentito notizia per bocca di chi ne aveva tratto giovamento. L’abitudine a curarsi attraverso le acque che continuavano a sgorgare sia negli edifici imperiali abbandonati che nelle pozze della Ficoncella non cessò mai. Dopo molto tempo, nonostante l’assidua frequentazione sia del sito della Ficoncella sia dell’impianto termale imperiale, mancava però ancora una struttura ricettiva che arrivò solo dopo la notizia che illustri personaggi, su tutti Giuseppe Garibaldi avevano curato i propri malanni con queste acque. Alla fine del 1800 infatti, invece di riattivare le Terme Taurine con il restauro dell’impianto imperiale si decise di costruirne uno nuovo nell’interno della città, distante circa 5km dalle fonti. Il bellissimo edificio chiamato Grand Hatel della Terme, al centro dell’odierno Viale Garibaldi, fu distrutto durante gli eventi del secondo conflitto bellico mentre la Ficoncella entrava sempre più nel cuore dei civitavecchiesi come un luogo di riposo e di cura, anche in ragione delle disposizioni che la famiglia dei marchesi Guglielmi, proprietaria della tenuta su cui insisteva la Ficoncella,aveva dato affinché, donando il sito alla città, tutti i cittadini, e non solo, potessero trarre gratuitamente vantaggio dalla portentosa sorgente. Che oggi, a duemila anni di distanza, continua ad essere sfruttata per un decimo, lasciando andare dispersa nei campi la preziosa acqua, rispetto all’enorme ricchezza che invece potrebbe portare a tutta la città. Saturnia e Viterbo insegnano.

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