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Manuedda: "Marina, soluzione illegittima"

Il consigliere comunale dei Verdi torna all’attacco dopo il tavolo tecnico che si è tenuto in Regione. «Nei prossimi giorni notificherò alla Regione e al Ministero un formale atto di diffida ad adempiere ai rispettivi doveri d’ufficio»

Il consigliere comunale dei Verdi torna all’attacco dopo il tavolo tecnico che si è tenuto in Regione. «Nei prossimi giorni notificherò alla Regione e al Ministero un formale atto di diffida ad adempiere ai rispettivi doveri d’ufficio»

CIVITAVECCHIA -«Quando ho letto che la situazione della Marina era stata risolta con una “scarpata verde”, mi sono tornate alle mente le immagini del giornalista iracheno che, un paio d’anni fa, lanciò entrambe le scarpe contro George W. Bush». È quanto dichiara Alessandro Manuedda, intervenendo sul tavolo tecnico che si è tenuto in Regione nei giorni scorsi. «Per un attimo – dichiara il consigliere dei Verdi – ho pensato che una volta tanto le cose fossero andate nella maniera giusta e, parallelaamente, ho temuto di essere ingiustamente accusato di “lancio pericoloso di scarpa. Subito dopo, ho letto l’assurdità dell’aiuola che dovrebbe incorniciare i locali abusivi e ho capito che le cose erano andate nel solito modo: si era trovata una soluzione illegittima e, quindi, falsa». «D’altra parte – si legge in una nota – era l’unico esito possibile di un tavolo inutilmente pagato con i soldi dei contribuenti, perché non c’è una soluzione o, meglio, l’unica soluzione prevista dalla legge nel caso di volumi realizzati in assenza (o in difformità) dell’autorizzazione paesaggistica è la demolizione. Ordinare la demolizione dell’abuso sarebbe stato, tra l’altro – spiega Manuedda – il modo più rapido per consentire la restituzione dell’area alla città. Invece si è preferito perdere sette mesi nel tentativo di non applicare la legge, fino alla ridicola trovata partorita in Regione lunedì scorso». Alessandro Manuedda a questo punto parla di un tentativo di nascondere i locali abusivi con la progettazione e di realizzazione illegittima di ulteriori lavori, appellandosi alla compatibilità paesaggistica «che – prosegue il consigliere – può essere eventualmente accertata solo per i lavori già realizzati, lo dicono anche il Codice del Paesaggio, Legge dello Stato dal 2004, la lingua italiana e, soprattutto, la Corte Suprema di Cassazione, che nella sentenza n. 19081/2009 della III Sezione Penale – spiega – ha chiarito che: “il certificato di compatibilità non può essere condizionato, poiché una sanatoria subordinata a determinati adempimenti sarebbe in contrasto con la «ratio» della norma che collega la sanatoria alla già avvenuta esecuzione delle opera ed alla compatibilità paesaggistica delle opere già eseguite e non a quelle da eseguire”». Fa sapere infine che nei prossimi giorni notificherà alla Regione e al Ministero un formale atto di diffida ad adempiere ai rispettivi doveri d’ufficio, respingendo la domanda di “sanatoria” del Comune e ordinando la demolizione dei locali realizzati alla Marina.

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