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Nadia Finco, la donna dei misteri

Il suo nome spunta nel processo per il crollo del lungomare, come sedicente proprietaria della terrazza. Si tratta della persona che ritirò oltre 2 milioni di euro transitati su un conto intestato a Vicenza all’ex assessore Enzo De Francesco.

Il suo nome spunta nel processo per il crollo del lungomare, come sedicente proprietaria della terrazza. Si tratta della persona che ritirò oltre 2 milioni di euro transitati su un conto intestato a Vicenza all’ex assessore Enzo De Francesco.

CIVITAVECCHIA – Il nominativo è ricorrente in altre vicende poco chiare: da una maxi inchiesta in Veneto ad una concessione, poi revocata, al portoC’è un giallo rimasto tale, dietro il giallo della proprietà della terrazza crollata a lungomare Thaon de Revel. Proprio ieri l’avvocato Leonardo Capparella ha chiarito, atti notarili alla mano che «l’unico e legittimo proprietario della terrazza crollata è la signora Maria Gabriella Lelli». Al processo per il crollo, che inizierà il 25 novembre prossimo, il proprietario della casa, Sergio Buso, e Nadia Finco, sedicente proprietaria solo del terrazzo della palazzina crollata, si sono costituiti parte civile. Il giallo sta proprio nella proprietà del terrazzo, visto che «questa terrazza – ha aggiunto l’avvocato Capparella – è pervenuta alla signora Lelli con atto notarile dell’11 marzo 1987 e con successivi atti del 2 aprile 1990 e 22 febbraio 1991». Dall’altra parte ci sono le pretese della signora Nadia Finco, che evoca il secondo giallo, su cui si sono accesi i riflettori della cronaca lo scorso anno, quando da Vicenza arrivò la notizia del misterioso versamento da 2.230.000 euro su un conto nella città veneta intestato alla ditta dell’allora assessore Enzo De Francesco, che si dimise dalla giunta.
La società coinvolta nell’affare sotto la lente della Guardia di Finanza è la Xipe srl, un’azienda che si occupava di commercio all’ingrosso di preziosi e che nel 2005 ricevette una fattura da 1.858.200 euro più Iva per una compravendirta di preziosi. Il saldo della fattura risulta nel 2006, con il bonifico effettuato sul conto aperto presso la banca vicentina. Dopo 48 ore un altro bonifico ‘‘ripulisce’’ il conto stesso: stavolta i soldi, non si sa con quale causale, vengono indirizzati – secondo quanto riferito a De Francesco dalla Guardia di Finanza – sul conto personale proprio di Nadia Finco, un nome che ritorna indirettamente sia perché socia, in altre aziende, dell’amministratore unico della Xipe, Gianluca Grande, con il quale rimase coinvolta come indagata nella vicenda della vendita di immobili nel complesso Parco Città, finita nell’inchiesta vicentina del fallimento della Gamma Tre, che coinvolse a vario titolo, dal 1990 al 2004, oltre trenta persone con ipotesi di reato pesantissime: dalla bancarotta fraudolenta alla truffa aggravata, fino all’associazione per delinquere. E qui subentra quello che lo stesso De Francesco lasciò intendere che fosse l’anello di congiunzione con il caso di Vicenza: il liquidatore infatti fu Maurizio Tollio, nato a Civitavecchia e poi trasferitosi a Vicenza. «Questa Nadia Finco – aggiunse all’epoca De Francesco – io l’ho conosciuta come la moglie di Tollio, che quando aprimmo un conto tecnico per la costituzione di un corsorzio per la logistica mi fece firmare un foglio in bianco. Sono convinto che proprio quella firma sia stata utilizzata per il bonifico con cui la Finco si è presa i soldi».
Poi emerse che la ‘‘cricca’’ vicentina era arrivata anche a Civitavecchia, dove Grande, in qualità di amministratore di un’altra società, la Orofusioni srl, azienda nel cui organico risultava presente lo stesso Tollio, nel 2005 aveva richiesto ed ottenuto dall’Autorità Portuale una concessione demaniale in porto per realizzare, su un’area di circa 2000 metri quadrati nei pressi della Seport, a Punta San Paolo, un capannone dove svolgere l’attività di lavorazione di metalli come platino e titanio.
Successivamente, alla Orofusioni chiese di subentrare la Teknofusioni, di cui divennero soci Grande e la Finco. Il resto è storia nota, fino alla cessione delle quote della società – per la quale il sub-ingresso nella concessione non è più stato formalizzato – che ha anche cambiato oggetto sociale: niente più preziosi, ma carpenterie, officine meccaniche, scavi, movimento terra, edilizia e riparazioni navali. I nuovi ‘‘padroni’’ sono a Montalto di Castro e non amano far sapere chi siano: è tutto schermato e blindato a San Marino. Ma è stato tutto vanificato dalla revoca della concessione demaniale, lo scorso anno, da parte dell’Authority.
Ora, Nadia Finco rispunta nella vicenda del crollo del lungormare, confermandosi come una vera e propria donna del mistero.

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