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Riduzione in schiavitù: gli indiani confermano

OPERAZIONE KUNTA SINGH. Ieri a Roma incidente probatorio fiume davanti al gip dottoressa Elvira Tamburelli Emersa la minaccia a mano armata per costringerli a non andare via e a lavorare. Si aggrava la posizione di Tombini

OPERAZIONE KUNTA SINGH. Ieri a Roma incidente probatorio fiume davanti al gip dottoressa Elvira Tamburelli Emersa la minaccia a mano armata per costringerli a non andare via e a lavorare. Si aggrava la posizione di Tombini

TARQUINIA – Interrogatorio fiume nell’ambito dell’incidente probatorio chiesto ed ottenuto in tempi record per consentire le testimonianze dei cinque indiani presunte vittime della riduzione in schiavitù da parte di due imprenditori investigati dalla Polizia del Commissariato di Tarquinia su coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Roma. I cinque stranieri per quasi dieci ore hanno parlato davanti al gip dottoressa Elvira Tamburelli, fornendo prove che, in base a quanto si è potuto apprendere, aggraverebbero notevolmente la posizione dell’imprenditore locale Lucio Tombini e del suo fedelissimo collaboratore di nazionalità indiana, ormai da giorni reclusi nel carcere di Roma, Regina Coeli. In sostanza, sarebbe stata confermata la riduzione in schiavitù, scoperta dalla Polizia, nell’ambito di quella che poi è stata definita operazione ‘‘Kunta Singh’’.
Dopo gli accertamenti urgenti effettuati dalla Polizia scientifica e dalla Asl, le ulteriori testimonianze nell’ambito dell’incidente probatorio degli stranieri che già hanno deposto davanti al sostituto procuratore antimafia Roberto Staffa, confermando e addirittura aggravando la posizione degli indagati, sono ritenute di primaria importanza.
I dipendenti ed in particolare il giovane Singh che diversi mesi fa presentò denuncia alla Polizia, non hanno soltanto confermato la riduzione in schiavitù, ma hanno anche ribadito e sottolineato la minaccia a mano armata per costringerli a non andare via dall’azienda e a lavorare anche fino a 14 ore al giorno per soli 100 euro al mese. Per il noto imprenditore tarquiniese, titolare di un’azienda agricola che produce latte e formaggi, il pm Staffa ha chiesto 16 anni di carcere. I cinque indiani, difesi dall’avvocato Giovanni Bartoletti, sono stati sentiti con i requisiti della segretezza, coperti da un telo che impediva loro di essere riconosciuti. I test, fino ad ora tenuti sotto protezione, sono stati prelevati in nottata dagli uomini della Polizia, coordinati dal vice questore aggiunto Riccardo Bartoli. Gli agenti li hanno condotti a piazzale Clodio, in tempo utile per l’incidente probatorio fissato per le 10. Nel tardo pomeriggio l’interrogatorio era ancora in corso.

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