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Rifiuti, 30 dipendenti col fiato sospeso

TARQUINIA. I lavoratori della ditta Lanzi da mesi attendono la 14esima Chiesto l’intervento del prefetto. Il Pdl attacca: «Assurdo che il sindaco non abbia mosso un dito»

TARQUINIA. I lavoratori della ditta Lanzi da mesi attendono la 14esima Chiesto l’intervento del prefetto. Il Pdl attacca: «Assurdo che il sindaco non abbia mosso un dito»

TARQUINIA – Sono mesi che debbono percepire la quattordicesima. E attendono che si dia seguito alle numerose promesse. Sono sul piede di guerra i 30 dipendenti della ditta Lanzi, la società che ha vinto la gara di appalto per la gestione dei rifiuti solidi urbani di Tarquinia. Continuano a lavorare, ma si dicono in difficoltà economica per il mancato arrivo di quei soldi necessari ad affrontare tutti gli impegni economici famigliari. E per questo, in preda all’esasperazione, i lavoratori, attraverso i loro sindacati, si sono rivolti alla Prefettura per ottenere risposte concrete in tempi brevi. Il vice prefetto vicario Tarricone ha convocato per domani una riunione per esaminare la problematica dei lavoratori e tentare una procedura di ‘‘raffreddamento’’. Si tratta di circa trenta dipendenti, per lo più padri di famiglia che hanno bisogno del denaro che si sono sudati e che non hanno più intenzione di attendere ulteriormente visto che portano avanti il loto lavoro con serietà e impegno. Alla riunione è stato invitato anche il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola, la società Ati Aimeri Ambiente, la ditta Lanzi, la F.L.A.I.C.A.uniti, la CGIL e l’informativa è arrivata anche sul tavolo della commissione di garanzia. Sulla questione interviene il consigliere comunale del Pdl, Marcello Maneschi, che prende le difese dei lavoratori tarquiniesi. «Ho ricevuto in questi giorni numerose lamentele da parte dei dipendenti – sottolinea Maneschi – Una situazione che si è fatta sempre più pesante e che necessita di una soluzione». Maneschi chiama in causa l’amministrazione comunale e il sindaco Mazzola. «C’era bisogno che questi lavoratori si rivolgessero al prefetto, oppure sarebbe stato più opportuno un intervento del primo cittadino che avrebbe potuto portare a soluzione una situazione non più procrastinabile? Un sindaco, ‘‘amico in Comune’’, ha il dovere di tutelare tutti i cittadini, anche quelli che non gli hanno dato il voto. Un suo intervento avrebbe potuto evitare che tale situazione degenerasse fino ad ora».

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