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Sex House: il 54enne condannato a nove anni <br />

Accusato di organizzare a casa sua festini con minorenni a base di alcol e droga. Accolte parzialmente le richieste dell’avvocato Sepe: «Ricorreremo in appello»

Accusato di organizzare a casa sua festini con minorenni a base di alcol e droga. Accolte parzialmente le richieste dell’avvocato Sepe: «Ricorreremo in appello»

CIVITAVECCHIA – Una sentenza inaspettata quella emessa dal giudice Andrea Postiglione in merito al processo ‘‘Sex House’’, che ha visto il 54enne G.C.M. sul banco degli imputati, accusato di avere organizzato festini a base di sesso, alcol e droga all’interno della propria abitazione, coinvolgendo ragazzini minorenni tra i 12 e i 18 anni. Nessun ascolto di testi, come previsto dal rito abbreviato scelto dall’imputato, solo la lettura degli atti presenti nel fascicolo. Una sentenza inaspettata quella emessa dal giudice Andrea Postiglione in merito al processo ‘‘Sex House’’, che ha visto il 54enne G.C.M. sul banco degli imputati, accusato di avere organizzato festini a base di sesso, alcol e droga all’interno della propria abitazione, coinvolgendo ragazzini minorenni tra i 12 e i 18 anni. Inaspettata per via del convincimento dell’avvocato Angelo Sepe di arrivare ad un ridimensionamento dei fatti rispetto alla ricostruzione degli inquirenti, oppure per via di una decisione che va oltre le richieste del sostituto procuratore Margherita Pinto. Nove anni di reclusione, uno in più rispetto alla richiesta del pubblico ministero, al termine dell’udienza del processo con rito abbreviato che si è tenuta ieri mattina. Il tempo di leggere gli atti presenti nel fascicolo, poi la sentenza che ha sorpreso lo stesso imputato. Così G.C.M., tolfetano ma residente a Civitavecchia, rimarrà nel carcere di Borgata Aurelia, dove è stato associato lo scorso 5 marzo dai Carabinieri al termine dell’operazione ‘‘Sex House’’ che ha permesso di scoprire un giro di coppiette formate da minorenni dedite al sesso e alla droga, con al centro proprio l’imputato che, secondo l’accusa, avrebbe in alcuni casi diretto gli incontri a luci rosse, in altri partecipato attivamente, arrivando a palpeggiare i ragazzi e ad esigere rapporti orali, fornendo loro ospitalità, preservativi, droga e filmati pornografici, suggerendo perversioni di ogni genere. Nonostante il giudice abbia accolto parzialmente le richieste dell’avvocato Sepe, derubricando tre dei sei capi di imputazione riconoscendo la minore gravità, la condanna è di quelle pesanti: nove anni da trascorrere in carcere. Ottimista tuttavia l’avvocato difensore: «Proporremo appello rispetto alla sentenza – ha dichiarato – augurandoci che venga rivista con il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità per tutti i reati contestati». 

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