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Squarcione: «Subito un’indagine epidemiologica»

CASERMA DE CAROLIS. Immediato l’intervento della Asl RomaF dopo il caso di tubercolosi che si è registrato all’interno del Cara. Scongiurata la chiusura del centro. Frascarelli: «Subito un tavolo per discutere della mancanza di un presidio sanitario interno» 

CASERMA DE CAROLIS. Immediato l’intervento della Asl RomaF dopo il caso di tubercolosi che si è registrato all’interno del Cara. Scongiurata la chiusura del centro. Frascarelli: «Subito un tavolo per discutere della mancanza di un presidio sanitario interno» 

CIVITAVECCHIA – Migliorano le condizioni del giovane ghanese, ospite del centro d’accoglienza per richiedenti asilo (Cara), presso la caserma De Carolis sulla Braccianese Claudia, risultato affetto da tubercolosi aperta. I medici dell’ospedale Spallanzani di Roma stanno curando il polmone del giovane colpito dalla malattia infettiva e al momento il suo stato di salute non desterebbe particolari preoccupazioni. Per quanto riguarda la caserma dove lo straniero ha alloggiato nel periodo compreso tra l’insorgenza dell’infezione e la comparsa della lesione primaria, lo stato di allerta è massimo: l’autorità sanitaria ha messo in moto un meccanismo atto a circoscrivere il problema. Scongiurato per il momento il rischio chiusura per la De Carolis, come confermato dal direttore generale della ASl RomaF, Salvatore Squarcione: «Abbiamo immediatamente attivato il protocollo nazionale – ha dichiarato il manager – appena il giovane si è presentato in ospedale abbiamo eseguito delle verifiche sanitarie scrupolose presso il centro di accoglienza e un’attenta indagine epidemiologica.
Al momento – ha aggiunto Squarcione – non ci risultano altri casi di contagio ma teniamo alta la guardia e continuiamo a monitorare costantemente la situazione».
Sulla questione è intervenuto l’assessore con delega alla Sanità, Giancarlo Frascarelli, intenzionato a convocare un tavolo anche allo scopo di prevenire eventuali problemi futuri. «È necessario mettere la Asl nelle condizioni di operare subito all’interno del centro – ha spiegato – non conosco la convenzione, né ciò che prevede per quanto riguarda il presidio sanitario interno. Al momento mi interessa conoscere il grado di pericolosità di questa patologia». E proprio sulla mancanza di un presidio sanitario all’interno della caserma De Carolis si gioca la partita, ma l’argomento a quanto pare viene evitato dalle istituzioni. 

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