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Tidei sul viale del tramonto nonostante le apparenze

Probabilmente nelle prossime settimane si potrà riporre in libreria quel grosso tomo dalle tante pagine con protagonista il deputato Tidei, ex sindaco, assessore, consigliere ed ex tutto ciò che la politica può offrire in una carriera politica quarantennale. Alla faccia del ricambio generazionale, del breve periodo di servizio, dell’alternanza, del mettersi a disposizione della comunità temporaneamente e questo nonostante sonori insuccessi. Ovviamente non vale solo per Tidei, ma egli rappresenta per la zona l’esempio calzante essendo stato protagonista diretto ed indiretto, ispiratore ed istigatore di tutti gli avvenimenti pubblici ultradecennali. Nessuno mette in dubbio le pagine positive nei momenti di rilancio e di svolta per Civitavecchia nel suo primo mandato da sindaco, che coincidevano con l’ottimismo dell’Italia intera ma ora, alla luce di una serie di sue sconfitte e dei tanti episodi legati alla sua “corrente” politica, il volersi imporre ulteriormente appare una forzatura aggravata dal fatto che tutta la coalizione del centro sinistra non è stata in grado di analizzare, di valutare e di preparare una seria e credibile alternativa a Moscherini in ben 5 anni, anni sprecati, impiegati a polemizzare, talvolta insultare ma non a costruire, arroccati in se stessi con una serie infinita di contraddizioni finita con la ciliegina dei 5 candidati, tutti uomini in barba alla sbandierata pari opportunità e il non vedere in se stessi ciò che imputano alla parte avversa. Ma ritorniamo al protagonista Tidei che sta affrontando le primarie del centrosinistra con grinta e tante risorse, contrapponendosi alle magre possibilità degli altri candidati sotto lo slogan “ritorno al futuro”, slogan fantastico ma speculare del suo lungo passato. Rimanendo all’ultimo decennio abbiamo un passato remoto rappresentato dai due mandati come sindaco di Civitavecchia, il secondo interrotto i primi del 2001 lasciando gli alleati scontenti e traditi, per affrontare la campagna elettorale alla Camera, quello stesso periodo al quale fa riferimento la richiesta milionaria della Corte dei Conti e della quale Civitavecchia, politici della coalizione ed elettori aspettano lumi dal deputato stesso, ed un passato prossimo fotografato da un perenne disaccordo interno al PD e in due sonore sconfitte politiche. Quella come regista della giunta Saladini nel 2007 e subito dopo come sindaco di Santa Marinella. Entrambe ebbero buon consenso elettorale, ma questo fu bruciato in pochissimi mesi di conflittualità interna feroce culminate con le firme necessarie alla caduta delle giunte, da tradurre in avversione a Tidei stesso, forse alla sua persona, ma sicuramente al politico incapace di tenere unite quelle alleanze e alla luce di ciò dobbiamo ritenere che egli è forte di un seguito personale, potremmo definirlo clan Tidei, consolidato da rapporti col territorio in decenni di attività ma debolissimo nel rappresentare un’idea politica condivisibile, esasperata dalle diversità ed evidenti avversità dentro il suo partito e nella coalizione. Salvo che ora, Petrelli, Luciani e Bonomi rinneghino se stessi e le tante dichiarazioni di principio tanto facili nelle vesti di oppositori e vengono subito in mente le voglie di privatizzazione di acqua e servizi solo poco tempo fa espresse da Tidei. Tutto questo porta alla previsione che se dovesse superare i marosi di primarie ed amministrative è destinato a naufragare sugli scogli dell’attuazione del programma e all’accettazione dei tanti tantissimi distinguo della coalizione. Una perdita di tempo per la città che non vuole imparare niente dalla nutrita collezione di commissari e giunte mandate a casa. Una piccola parentesi la faccio con me stesso, forse sono distratto, chiedendomi quali benefici per questa zona abbia portato l’incarico di parlamentare dal 2001 al 2006 e dal 2008 ad oggi e lo stesso vale per i due mandati da consigliere regionale di Luciani. Questi gli aspetti politici ma ci sono da considerare anche gli aspetti caratteriali e comportamentali, per me del tutto inaspettati ma sembra conosciuti da molti e le trasmissioni video autogestite ne sono la prova. Si va da epiteti vari rivolti a sindaco, consiglieri ed assessori all’indicare persone fisiche, cittadini privati e associazioni come causa di azioni politiche che potrebbe essere configurata come istigazione, dalla spavalderia nel presentarsi come risolutore sino alla definizione di porcata nella questione loculi della Corte dei Conti. E’ vero che è necessaria grinta in un sistema elettorale che costringe ad apparentamenti forzosi ma questo linguaggio è una caduta di stile inconcepibile per un deputato democratico anche membro della commissione Giustizia della Camera e sfido chiunque a trovare atteggiamenti simili o qualsiasi condotta fuori le righe in Piendibene, Porro o Guerrini, solo per rimanere nello stesso partito. Sulla base di queste considerazioni ripeto la domanda che egli stesso dice di aver ricevuto dai familiari nell’annunciar l’avventura della candidatura: ma chi glielo fa fare se ha tutti gli elementi contrari?

Antonio Manunta

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