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Caso di Tbc all’Isis Calamatta

Ad un ragazzo di terza in un ospedale romano è stata diagnosticata la malattia, che non sarebbe stata contratta a scuola La scorsa settimana sono scattate le misure di profilassi della Asl. Non risultano altri ‘‘positivi’’   .

Ad un ragazzo di terza in un ospedale romano è stata diagnosticata la malattia, che non sarebbe stata contratta a scuola La scorsa settimana sono scattate le misure di profilassi della Asl. Non risultano altri ‘‘positivi’’   .

DI STEFANO MAPPA

Caso di Tbc all’Isis Calamatta. Un ragazzo di terza, una decina di giorni fa, ha comunicato alla scuola che in un ospedale romano dove era stato ricoverato per altri accertamenti, gli era stata diagnosticata la tubercolosi. Lo stesso nosocomio ha provveduto ad avvisare la Asl Rm F, che ha fatto scattare le misure di profilassi: compagni di classe e docenti del giovane sono stati sottoposti al test previsto dal protocollo e chi eventualmente fosse risultato positivo ha poi dovuto effettuare ulteriori accertamenti con radiografie al torace. Al momento la scuola, a tutela della privacy e della riservatezza di informazioni riguardanti la salute, non rilascia alcuna dichiarazione. Si sa soltanto che alla dirigenza del Calamatta non sono stati comunicati altri casi di positività al test. Le condizioni del giovane – che la scorsa settimana, come detto, ha avvertito personalmente la scuola per telefono – non sembrerebbero preoccupanti. E’ quasi certo che non abbia contratto a scuola la malattia, che ha un periodo di incubazione molto lungo e variabile. Il ragazzo era assente già da diverso tempo, proprio per una serie di ricerche per risalire all’origine dei disturbi respiratori di cui soffriva da un po’.

Ieri mattina, dopo aver completato la profilassi iniziata la scorsa settimana, l’Isis ha informato ufficialmente gli studenti e le loro famiglie di quanto accaduto e del fatto che è stata seguita la corretta procedura indicata dall’azienda sanitaria. Come detto, al momento non risultano altri casi, tant’è che i responsabili della Asl non hanno ritenuto necessario estendere le misure di profilassi ad altre classi, ritenendo, dai dati raccolti, che non esistano rischi per ragazzi, professori e personale scolastico. 

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