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Mazzette per dare l’ok al Piano integrato

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CERVETERI. OPERAZIONE ‘‘STEP BY STEP’’. Eseguiti ieri dai Carabinieri quattro ordini di custodia cautelare per istigazione alla corruzione. Ai domiciliari Antonio Galosi, Franco Colletti, Carlo Fondate e Enrico Rinaldi

CERVETERI – Trecentomila euro. Tanto valevano i voti di quattro consiglieri comunali di opposizione favorevoli all’approvazione del progetto per la realizzazione di un complesso edilizio residenziale e commerciale. Progetto finito nel mirino della Procura della Repubblica di Civitavecchia e dei carabinieri del Nucleo Operativo. Le conseguenze, in poco meno di un anno, sono state: l’apertura di un’inchiesta con 11 persone iscritte nel registro degli indagati, una bufera politica che ha portato al commissariamento del Comune di Cerveteri guidato da Gino Ciogli e, questa mattina, l’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Giovanni Giorgianni per istigazione alla corruzione. Il blitz è scattato in mattinata, in collaborazione anche con i militari della Guardia di Finanza. Agli arresti domiciliari sono finiti l’ex consigliere comunale del Pd Antonio Galosi, il commercialista Franco Colletti, l’imprenditore Carlo Fondate e l’agricoltore Enrico Rinaldi, proprietario del terreno e dirigente del Pd locale. ‘‘Step by Step’’: questo il nome dell’operazione, «perché – come spiegato dal capitano dei carabinieri Lorenzo Ceccarelli e dal tenente Maurizio Contini – la promessa del denaro era funzionale e subordinata all’approvazione dei vari passaggi burocratici. L’attività di indagine si basa principalmente su una segnalazione relativa a tre delibere del Comune di Cerveteri dell’aprile 2011, attraverso le quali il consiglio comunale ha revocato un preesistente progetto per la realizzazione di edilizia popolare, ne ha approvato uno nuovo, escludendo dallo stesso un’area già ricompresa (acquistata nel frattempo da una impresa edile del luogo), sulla quale invece ha votato favorevolmente una variante al Prg per la realizzazione di un complesso edilizio residenziale e commerciale a fronte della costruzione di una scuola». Le indagini, come sottolineato anche dal sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice, che ha coordinato l’inchiesta insieme al procuratore capo Gianfranco Amendola, hanno accertato l’esistenza di un’attività corruttiva in atto ed una commistione politico-imprenditoriale. Attività tecniche, pedinamenti e le perquisizioni di novembre hanno poi confermato i gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’imprenditore edile che, avvalendosi di collaboratori e conoscenti, aveva avvicinato alcuni esponenti politici, promettendo loro i 300 mila euro a fronte del loro impegno a votare favorevolmente il progetto; durante le indagini sono state intercettate e sequestrate due tranche della mazzetta concordata, di 15mila euro l’una, cedute in occasione di due passaggi fondamentali, per il perfezionamento dell’atto finale, al quale non si è mai giunti. «Per la maggior parte si tratta di banconote da 500 euro – ha aggiunto il capitano della Gdf Fabio Ciancetta – possibile quindi individuarne la ‘‘fonte’’». «Le misure cautelari – ha spiegato poi il dottor Del Giudice – si sono rese necessarie soprattutto per evitare un possibile inquinamento di prove. Va dato atto poi alla grande sinergia instaurata tra carabinieri e guardia di finanza, quest’ultima impegnata nell’analisi dei flussi economici. Le indagini infatti sono ancora in corso per accertare ulteriori elementi a carico degli altri indagati ovvero per accertare responsabilità di altri eventuali complici». Intanto domani alcuni degli undici indagati, non colpiti da ordinanza, saranno ascoltati dal pubblico ministero su loro esplicita richiesta, per dichiarazioni spontanee. «In questa operazione – ha aggiunto il procuratore capo Gianfranco Amendola – è stata fondamentale la collaborazione delle persone brave ed oneste». Funzioni e politici, infatti, pur contattati, si sarebbero dissociati dall’attività corruttiva. Ricorrerà contro i domiciliari l’avvocato Celestino Gnazi, difensore di Galosi «che non è più consigliere, per cui – ha spiegato – non esiste né inquinamento di prove né reiterazione di reato». Attenderà invece l’interrogatori di garanzia, l’avvocato Piersalvatore Maruccio, legale di Colletti «per chiarire una vicenda – ha aggiunto – complessa, che merita i dovuti approfondimenti».

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