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Il dimensionamento scolastico non mette tutti d’accordo

CIVITAVECCHIA – Le considerazioni sul dimensionamento scolastico che a Civitavecchia ha messo la parola ‘‘fine’’ al nome ‘‘Baccelli’’, non si arrestano.
Esprime qualche riserva sulle considerazioni di Marco Galice del Cps Coordinamento precari scuola Roma, Damiria Delmirani, rappresentante del movimento ‘‘L’Ancora’’ di Civitavecchia: «Non mi trovo assolutamente d’accordo con la disamina fatta da Galice sui tagli, sugli effetti deleteri e sui disservizi che potrebbero derivare dai nuovi dimensionamenti”.
Giorni fa, infatti, aveva espresso le sue considerazioni in merito al dimensionamento scolastico, che così come attuato dovrebbero porre fine al nome “Baccelli”, istituto storico qui a Civitavecchia, Marco Galice del Cps Coordinamento precari scuola Roma che in una nota scriveva: “In Italia è ormai radicata una deleteria abitudine a definire con termini edulcorati operazioni dalle finalità distruttive, in una sorta di ossimoro lessicale che opera una pericolosa distorsione della realtà. Dopo la cosiddetta “razionalizzazione” varata dal trio Tremonti-Berlusconi-Gelmini per camuffare la mannaia di 8 miliardi di euro sottratti alla scuola pubblica, siamo ora di fronte alla benevola definizione di “Dimensionamento” per mascherare quello che in sostanza non è altro che un nuovo devastante colpo di scure sul sistema della pubblica istruzione o, per rimanere in analogo campo semantico, un suo assai dannoso “ridimensionamento”. Concordo con Damiria Delmirani su un punto:  il sistema scolastico cittadino necessitava sicuramente di una riorganizzazione sotto l’aspetto logistico-amministrativo. La “geografia” di alcuni plessi andava ridisegnata ed alcuni edifici scolastici adibiti ad altre finalità. Penso, ad esempio, al plesso di via Regina Elena che, per la conformazione delle sue aule, è assolutamente inadatto e con scarsi requisiti di sicurezza ad ospitare delle attività scolastiche. In tal senso il principio da adottare era quello avviato negli anni passati dalle precedenti amministrazioni comunali e provinciali: non il decentramento ma semmai l’accentramento delle strutture scolastiche per migliorarne la gestione e le attività svolte. Un valido esempio è rappresentato in tal senso dall’Istituto superiore di via della Polveriera e doveva rappresentarlo la struttura scolastica prevista al Bricchetto ma di cui, con l’amministrazione “del fare”, si sono perse le tracce. Questo cosiddetto “Dimensionamento”, però, è tutta un’altra operazione. E’ in primo luogo l’appendice degli 8 miliardi di tagli per fronteggiare la riduzione di personale amministrativo che si è determinata quest’anno: l’accorpamento di vari plessi mira soprattutto a questo.  E i benefici è difficile scorgerli nel momento in cui meno personale amministrativo si ritrova a gestire le attività scolastiche di un maggiore numero di alunni: almeno mille. Un numero spropositato. Gestione che deve essere affrontata con meno risorse umane ma anche economiche. Dov’è il vantaggio? Su un punto dissento invece assolutamente con Damiria Delmirani: la qualità della didattica risente eccome di questo cosiddetto “Dimensionamento”, e anche pesantemente come intendo dimostrare. In primo luogo è notorio che ormai il numero di Dirigenti scolastici è inferiore, nonostante gli accorpamenti e la nascita di Istituti comprensivi, al numero delle scuole stesse. A questa deficienza si fa fronte con le “Reggenze”, ovvero dirigenti scolastici che dirigono contemporaneamente due scuole, privilegiandone tuttavia logisticamente una sola perché non possono avere il dono del’ubiquità.  Nella scuola dove un Dirigente è “Reggente” la gestione dell’istituto è delegata come prassi al Vice Preside e ai suoi collaboratori che però non possono per legge sostituirsi sempre al Dirigente nelle decisioni e nelle delibere da adottare. Ne consegue che l’attività amministrativa procede molto a rilento, le comunicazioni ad alunni, genitori e docenti spesso tardano ad arrivare e, soprattutto, l’attività di direzione della scuola di Vice Preside e collaboratori si sovrappone all’attività didattica che dovrebbero svolgere in classe e che viene spesso sacrificata, con grave nocumento per gli alunni. Creare istituti di mille e più alunni senza un Dirigente scolastico titolare, come accade già oggi, è pura follia. Ma accade anche, e già da alcuni anni gli effetti deleteri sono visibili e concreti, che la creazione di istituti comprensivi per raggiungere il tetto dei 1000 studenti determina la compresenza di ordini di scuole di diverso grado nello stesso ambiente. E’ chiaro a tutti che scuole dell’Infanzia, e soprattutto scuole Elementari e Medie non possono convivere sotto un unico plesso e sotto una stessa dirigenza. Perché le attività didattiche, gli orari, le esigenze sono notevolmente differenti;  così come profondamente differente è l’attività di amministrazione. Ma i Dirigenti scolastici non sono tuttologi; e capita, come è riscontrabile in migliaia di scuole italiane, che Dirigenti scolastici titolari in istituti superiori si ritrovino con una reggenza a gestire istituti comprensivi con all’interno una scuola elementare, di cui, dal punto di vista normativo e didattico, conoscono poco o nulla, con effetti dirompenti sulla qualità dell’amministrazione e della didattica. E se davvero si vuole convincere i cittadini che il “Dimensionamento” non intacchi la qualità della didattica porto come esempio quanto mi è già accaduto quest’anno nella scuola dove insegno, l’Istituto comprensivo “Don Milani” di Valcanneto: alunni della Prima elementare “parcheggiati” nella mia classe di Terza media perché la loro maestra è assente e, in virtù dei tagli, nessuno la può sostituire.  Questa sarebbe una scuola migliore?”.
Immediata la risposta di Damiria Delmirani del movimento “L’Ancora”: “Ho esperienza di 39 anni in ordini diversi di scuole – ha spiegato  – per aver svolto ruoli diversi nell’ambito del sistema scolastico per essermi confrontata con i miei colleghi a livello provinciale, regionale, nazionale e, infine, per aver partecipato per la Provincia di Roma, negli anni dal 1997 al 2000, alla progettazione nazionale verso l’autonomia per poter avanzare con compiutezza giudizi obiettivi in merito. Ribadisco – ha sottolineato l’esponente del movimento ‘‘L’Ancora’’ – che la qualità o meno della didattica non dipendono dagli accorpamenti».
E sui tagli «che del resto sono stati operati in tutti i settori del pubblico impiego spesso» aggiunge che «sono utili a far ripensare le organizzazioni e ad ottimizzare l’uso delle risorse. Le segreterie scolastiche – ha illustrato Delmirani – e con esse gli assistenti amministrativi, i direttori amministrativi e i dirigenti scolastici, hanno subito negli anni una costante trasformazione nei ruoli e nelle competenze». Insomma, se i problemi legati al mondo ‘‘burocratico’’ della scuola esistono, non esistono solo  «per il numero delle pratiche da gestire riguardanti il numero di alunni»,  secondo l’esponente del movimento cittadino, «semmai per le repentine evoluzioni  e riadattamenti del sistema scolastico, che richiedono per il personale, per stare al passo con i tempi, una formazione ed un impegno continui. Di tali trasformazioni, se ben gestite, ne beneficia il personale, gli alunni, la didattica e l’intera organizzazione».

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