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La coesione sociale in Italia fotografata dall'Istat

Osservatorio Giuridico Economico

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di MARIASSUNTA COZZOLINO

L’Istat, in collaborazione con l’Inps ed il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha pubblicato il ‘Rapporto sulla coesione sociale per l’anno 2011’.
Si tratta di una guida ai principali indicatori utili a rappresentare la situazione economico-sociale dell’Italia, anche nel contesto europeo.
I due volumi del rapporto contengono informazioni: sugli scenari socio-demografici, economici e del mercato del lavoro (Sez. I); sulla famiglia e la coesione sociale, con un approfondimento su temi quali il capitale umano, la conciliazione tempo di lavoro e cura della famiglia, la povertà; sulla spesa sociale da parte di amministrazioni pubbliche, sulla protezione sociale, sulle politiche attive e passive del mercato del lavoro, sui servizi sociali degli Enti locali.
Particolare interesse rivestono i risultati dell’indagine relativamente al mercato del lavoro. Si legge nella Rapporto che “nel secondo trimestre 2011 gli occupati sono 23 milioni 94mila, lo 0,4% in più dello stesso trimestre del 2010 (+87 mila unità). L’incremento riguarda esclusivamente la componente femminile. Il tasso di occupazione (15-64 anni) rimane stabile su base annua al 57,3%, dopo dieci trimestri consecutivi di flessione e il lieve incremento registrato nel trimestre precedente”. Prosegue ancora la Relazione: “Sempre nel secondo trimestre 2011 il numero dei disoccupati è pari a 1 milione 947mila unità. Il tasso di disoccupazione è al 7,8% (+0,5 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2010), quello giovanile (15-24 anni) si attesta invece al 27,4%, raggiungendo il 44% se riferito alle donne del Mezzogiorno. Continua a crescere la popolazione che non cerca lavoro né è disponibile a lavorare. Il tasso di inattività si porta al 37,9%, quattro decimi di punto in più rispetto a un anno prima. Nel 2010, gli occupati a tempo determinato sono 2 milioni 182 mila, il 12,8% dei lavoratori dipendenti. Si tratta in gran parte di giovani e donne. Gli occupati part-time sono invece 3 milioni 437mila, il 15% dell’occupazione complessiva. Anche in questo ultimo caso prevale nettamente la componente femminile”. Con riferimento alle retribuzioni, si precisa nel documento che sempre con riferimento all’anno 2000 “la retribuzione mensile netta è di 1.286 euro per i lavoratori italiani e di 973 euro per gli stranieri. In media gli uomini italiani percepiscono una retribuzione più elevata (1.407 euro) rispetto alle italiane (1.131 euro); il divario retributivo di genere è più accentuato per la popolazione straniera, con gli uomini che percepiscono in media 1.118 euro e le donne soltanto 788 euro”. Il Rapporto conclude, in relazione a tale tematica, affermando che “nel primo semestre 2011 sono stati attivati oltre 5 milioni 325 mila rapporti di lavoro dipendente o parasubordinato. Il 67,7% delle assunzioni è stato formalizzato con contratti a tempo determinato, il 19% con contratti a tempo indeterminato e l’8,6% con contratti di collaborazione. I rapporti di apprendistato sono stati appena il 3% del totale. Sempre nel primo semestre 2011 circa 687 mila rapporti di lavoro hanno avuto la durata di un giorno (supplenze nelle scuole e addetti ai pubblici esercizi). Il numero medio di contratti di lavoro per lavoratore, dato dal rapporto tra le assunzioni registrate e i lavoratori interessati …è stato pari a 1,46.
Il Rapporto, nella sua versione integrale, è reperibile al seguente indirizzo: http://www.istat.it/it/archivio/53075  Fonte: www.istat.it

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