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Perchè parlare di tumori al seno

Intervista con il dottor Gianluca Franceschini Unità Operativa di Chirurgia Senologica del Centro Interdipartimentale di Senologia del Policlinico Universitario ''Agostino Gemelli''

Intervista con il dottor Gianluca Franceschini Unità Operativa di Chirurgia Senologica del Centro Interdipartimentale di Senologia del Policlinico Universitario ''Agostino Gemelli''

 

di ROMINA MOSCONI

I tumori al seno rientrano tra le patologie di rilevante interesse sanitario e sociale e tante sono le donne che ne vengono colpite. Per molte donne solo il sentir parlare di questapatologia crea grossi problemi e paure. Il seno per tutte è simbolo di femminilità e la paura diperderlo o di essere ”menomate” porta molte donne a evitarediparlarne o di farsi visitare per scongurarne la paura senza rendersi conto che il modo per vincere la patologia è la prevenzione e quindi è estremamente necessario visitarsi e farsi esami appropriati. A tal proposito abbiamo incontrato in alcune trasmissioni andate in onda sulla nostra emittente La Provincia Tv (per rivederle www.la provinciatv.info -ndr)   il dottor Gianluca Franceschini (Unità Operativa di chirurgia Senologica del Centro Interdipartimentale di Senologia del Policlinico ”Gemelli” di Roma), allumierasco doc che da anni si occupa di questa patologia. Franceschini, fra l’altro, in questi anni sta portando avanti una grande campagna trai comuni del comprensorio e molte sono le donne che, grazie a lui, hanno scoperto diavere questapatologia e sono state operate. Dottor Franceschini perché parlare di tumori del seno ancora oggi? “Il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nel sesso femminile; L’AIRTUM, Associazione Italiana Registro Tumori, ha stimato che in Italia vi sono ogni anno circa 47.000 nuovi casi di tumore del seno (29 % di tutte le nuove diagnosi tumorali della donna). Se valutiamo i tassi di incidenza età specifici è possibile stimare la probabilità teorica di ammalarsi di tumore del seno nel corso della vita: in Italia questo rischio è del 12,5% ovvero una donna su otto rischia di ammalarsi di tumore del seno. Analizzando i dati di prevalenza si stima che al momento siano oltre 520.000 le donne in vita che hanno avuto una diagnosi di tumore del seno e che quindi si stanno confrontando con questa malattia”.  Vi sono differenze geografiche nei tassi di incidenza? “Il cancro della mammella e’ piu’ frequente nelle aree geografiche più industrializzate, come gli Stati Uniti e l’Europa del nord; differenze geografiche che possono essere verosimilmente spiegate sulla base di fattori genetici, ambientali o di abitudini di vita. Anche in Italia l’incidenza presenta alcune differenze tra aree geografiche con  livelli maggiori nelle aree centro-settentrionali ed inferiori nel meridione. La relativa protezione delle donne residenti nell’Italia Meridionale nei confronti del tumore della mammella è presumibilmente da attribuirsi ad una diversa distribuzione dei fattori di rischio che sono in gran parte – ma non solo – legati alla vita riproduttiva. La differenza, ancora più accentuata nei primi anni Ottanta, ha gradualmente teso a uniformarsi nel corso del tempo. Il Lazio, terza Regione italiana per numero di abitanti, è ai primi posti per quanto riguarda la diffusione del tumore al seno. Nella nostra Regione si contano oltre 4.200 nuovi casi di cancro al seno e 750 decessi per tale malattia ogni anno. Attualmente, oltre 51.000 sono le donne laziali  che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma mammario nel corso della loro vita. In valori assoluti il Lazio è al terzo posto tra le Regioni italiane per numero di nuovi casi/anno, preceduto solo da Lombardia e Veneto, e addirittura al secondo, dietro la Lombardia, per quanto riguarda il numero di donne che attualmente convivono con la malattia”. Si può ancora morire di tumore del seno? “Nonostante il tumore del seno sia tra le malattie oncologiche meglio curabili, purtroppo ancora oggi si può morire di tale malattia; il carcinoma della mammella è la principale causa di mortalità oncologica nelle donne; sempre i dati AIRTUM stimano che in Italia vi siano oltre 11.000 decessi per questa malattia ogni anno. Il rischio cumulativo di morire per tumore della mammella nel corso della vita è stato quantificato nel 3% ovvero ci possiamo attendere un decesso per tumore della mammella nel corso delle vite teoriche di 33 donne. Bisogna tuttavia dire che grazie alle campagne di prevenzione secondaria, all’introduzione dei programmi di screening con aumento della diagnosi precoce e grazie al perfezionamento ed a una capillare distribuzione sul territorio di adeguati protocolli terapeutici, si è assistito, a partire dagli anni ’90, ad una progressiva riduzione dei tassi di mortalità con una riduzione percentuale annua di oltre l’1%”. Quali sono  le cause specifiche di insorgenza del tumore del seno? “Le cause specifiche del tumore del seno non sono note, ma sono stati identificati numerosi fattori di rischio che interagiscono variamente tra di loro per determinare il rischio individuale. Per molti anni si è dato importanza ai fattori di rischio non modificabili quali età, familiarità, ereditarietà e fattori riproduttivi. L’età è sicuramente il principale fattore di rischio per il tumore del seno. L’incidenza aumenta con l’aumentare dell’età e piu’ dell’80% dei casi di tumore del seno colpiscono donne sopra i 50 anni.  Il tumore del seno è estremamente raro nelle prime due decadi di età; nella terza decade si misura in decine di casi per 100.000 donne-anno, nelle 40enni si misura nell’ordine di 100-200 casi ogni 100.000 donne-anno, nelle 50enni 200-250 casi; il picco di incidenza si osserva nelle 60enni con circa 300 casi, poi si mantiene stabile anche nelle età successive. La percentuale di tumori a carattere familiare è di circa il 15-25%, mentre si calcola che meno del 10% dei carcinomi mammari siano a carattere ereditario. Avere in famiglia una parente di I grado affetta da tumore del seno raddoppia il rischio di insorgenza. L’ereditarietà è legata prevalentemente alla trasmissione genetica di mutazioni che coinvolgono il gene BRCA1 ed il gene BRCA 2. Essere portatori di tali mutazioni aumenta considerevolmente i rischio di carcinoma mammario. Vari fattori riproduttivi e di natura ormonale possono influenzare il rischio di insorgenza delle neoplasie mammarie in rapporto alla durata dell’esposizione del tessuto ghiandolare della mammella allo stimolo estrogenico. Fattori associati ad un aumento di incidenza del carcinoma mammario sono il menarca precoce, la menopausa tardiva e l’età avanzata della prima gravidanza. L’allattamento al seno sembra invece esercitare un modico ruolo protettivo. Negli ultimi anni studi epidemiologici hanno evidenziato l’importanza di alcuni fattori di rischio modificabili su cui si potrebbe agire mediante delle campagne di prevenzione primaria. Obesità in postmenopausa, dieta ipercalorica, ricca di grassi saturi, vita sedentaria, uso/abuso di alcool sembrerebbero determinare un aumento del rischio di insorgenza di tumori del seno. L’assunzione di contraccettivi orali per un periodo prolungato maggiore di 10 anni sembrerebbe, dai risultati di alcune metanalisi condotte negli anni 90, aumentare modicamente il rischio di sviluppare un tumore del seno prima dei 45 anni. Tre importanti studi il WHI study, il Million Women study e lo studio multicentrico EPIC sembrerebbero evidenziare che anche l’utilizzo della terapia ormonale sostitutiva con estro-progestinici per un periodo di 5 anni aumenterebbe il rischio di insorgenza delle neoplasie mammarie”. Come difendersi dal tumore del seno? “In primis attraverso la prevenzione primaria: per prevenzione primaria si intende eliminare quei fattori di rischio modificabili che aumentano il rischio di insorgenza del tumore. Le corrette norme di prevenzione primaria, consigliate a tutte le donne, per ridurre il rischio di insorgenza di tumore al seno prevedono di: allattare al seno; eseguire attività sportiva quotidianamente in maniera costante; controllare il peso corporeo soprattutto in postmenopausa; limitare il consumo di cibi ipercalorici ricchi di grassi saturi; preferire una dieta mediterranea, ricca di verdura cruda, frutta ed olio di oliva; limitare il consumo di alcool; limitare l’assunzione della terapia ormonale sostitutiva, da riservare alla cura dei sintomi della menopausa e se possibile per periodi di tempo limitato. Poi c’è la prevenzione secondaria, con la quale si intende eseguire esami senologici che permettano di ottenere una diagnosi precoce della malattia, ovvero di scoprire il tumore, se presente, negli stadi iniziali quando è di piccole dimensioni. Una buona diagnosi precoce permette di aumentare le probabilità di guarigione, ridurre la mortalità e di utilizzare interventi terapeutici meno demolitivi e provanti per la paziente”. Come fare prevenzione secondaria? “La prevenzione secondaria può essere eseguita mediante l’integrazione di: autoesame del seno, visita senologica specialistica, mammografia ed ecografia mammaria. Tutte le donne dopo i 20 anni dovrebbero eseguire l’autopalpazione del seno una volta al mese. La visita senologica specialistica andrebbe eseguita almeno una volta ogni tre anni nelle donne di età compresa tra i 20 ed i 40 anni ed una volta all’anno nelle donne di età superiore ai 40 anni. La mammografia, esame cardine della prevenzione secondaria, deve essere eseguita annualmente dopo i 40 anni. L’ecografia mammaria rappresenta un esame complementare alla mammografia nelle donne di età superiore ai 40 anni; rappresenta l’esame da eseguire in prima istanza nelle giovani pazienti sotto i 40 anni”. Cosa fare se viene fatta diagnosi di tumore del seno? “Allorchè viene fatta diagnosi di tumore, è fondamentale che la paziente si rivolga e si affidi ad un Centro specializzato nella cura delle patologie del seno, “Breast Unit”, in maniera tale da avere a disposizione un’equipe di medici dedicati che possano individualizzare quanto più possibile il trattamento e formulare una corretta programmazione terapeutica dopo valutazione collegiale multidisciplinare”.

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