Pubblicato il

Lettera di un giovane padre

Ieri mattina Civitavecchia era silenziosa. Si respirava un’aria di amara apatia e svogliatezza di iniziare la giornata. Persone che andavano a comprare il quotidiano non con quella frenesia di chi sta facendo tardi a lavoro, ma in punta di piedi, come se, sfogliando quelle pagine con l’inchiostro ancora r fresco di stampa, volessero trovare smentita la notizia del giorno precedente. E invece no, purtroppo è tutto vero. La piccola Ginevra non ce l’ha fatta. Si sono dette e si diranno tante cose. Ma le parole in queste situazioni non hanno alcun valore. Sicuramente fanno riflettere chi, come me, è padre da poco e quella scena la vive quotidianamente sul piccolo balcone di casa sua, con in braccio sua figlia. Quante volte, per intrattenerla, mi capita di farle vedere l’uccellino sul ramo, l’auto, l’aereo di passaggio o il gattino sotto casa, emulando il loro verso, e lei mi guarda curiosa sforzandosi di imparare. “Come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti…ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come libri da sfogliare, e avere ancora tutto o quasi tutto da provare…”. Recitava così una canzone di Guccini. Voglio che mia figlia guardi questo mondo con gli occhi innocenti, dove tutto è meravigliosamente come un gioco disperato, almeno fin quando vorrà stare tra le mie braccia. Troppe frasi riguardo all’accaduto. Persone che si domandano come quel nonno abbia potuto farsi sfuggire la bambina, ma la cui unica sua colpa è stata l’eccesso di amore nei confronti della piccola nipote che non vedrà più. La verità è che quello che è successo poteva accadere a chiunque. Con la differenza che, quando capita agli altri, c’è sempre un colpevole. Quando, invece, accade a noi, è sempre e solo una fatalità.

Gabriele

ULTIME NEWS