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Spending review: rispunta la ''Provincia dell'Etruria''

Spending review: rispunta la ''Provincia dell'Etruria''

Con il decreto del Governo Monti la provincia di Viterbo è destinata a scomparire. I politici della Tuscia vedono di buon occhio l'accorpamento con Civitavecchia

TARQUINIA – Spending review: la provincia di Viterbo rischia di essere inghiottita dal nuovo decreto del Governo Monti. Con 321mila abitanti e 3.612 chilometri quadrati di superficie, la provincia di Viterbo possiede infatti uno solo dei due parametri fissati ieri dal Consiglio dei ministri nell’ambito del piano di riordino delle province: 350 mila abitanti e più di 2.500 chilometri di territorio. La Tuscia si colloca quindi in una sorta di limbo: o si accorpa con altri comuni oppure scompare. Stando al provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri – il nuovo decreto prevede anche il dimezzamento di prefetture, questure, uffici scolastici provinciali e Inps -, delle 110 province italiane se ne salverebbero 43 e altre 10 verrebbero assorbite dalle città metropolitane. Tutte la altre saranno soppresse o dovranno fondersi tra loro per sopravvivere. Torna così d’attualità l’ipotesi di accorpare Viterbo e Civitavecchia, in quella che qualche anno fa si immaginava come la ‘’provincia dell’Etruria’’. Un’ipotesi, quella della provincia bipolare, già discussa nei primi anni Novanta, quando la città portuale aspirava a diventare capoluogo ed era in discussione la nuova legge sulle autonomie locali. La provincia dell’Etruria superebbe i 500mila abitanti ed avrebbe un litorale considerevole, da Civitavecchia a Pescia Romana, attraverso Tarquinia e Montalto di Castro. “Soprattutto – spiegano gli esperti della Tuscia – avrebbe il porto crocieristico più importante del Mediterraneo che ambisce anche a conquistare il primato nel traffico merci”. La Provincia dell’Etruria conserverebbe inoltre tutte le peculiarità dell’attuale provincia di Viterbo aumentando però il suo peso “politico-amministrativo”. “Resta da vedere – dicono i politici viterbesi – se Civitavecchia è pronta a recidere il cordone ombelicale che la lega a Roma. Ad indurla a farlo potrebbe essere la costituzione dell’area metropolitana della Capitale, come impone la ‘revisione della spesa’. A quel punto, infatti, anche l’intera Regione Lazio diventerebbe una ciambella con un grosso buco e quasi nulla intorno. Anche l’attuale provincia romana, infatti, verrà assorbita dall’area metropolitana”. A Civitavecchia resterebbero quindi due strade: entrare nell’area metropolitana, diventando di fatto un municipio di Roma, oppure tentare l’alleanza con Viterbo per dare vita ad una nuova provincia. La Cna, del resto, ha già fatto i suoi passi in questo senso, con la fusione Civitavecchia.-Viterbo, a dimostrazione che i due territori sono ormai sempre più vicini e legati. In alternativa Viterbo potrebbe accorparsi con Rieti, altra provincia destinata a scomparire, in questo case prenderebbe vita la provincia Tuscia Sabina. In ogni caso una scelta andrà presa entro gennaio 2014. “Ad oggi – spiega l’assessore ai Lavori pubblici della Provincia di Viterbo Giammaria Santucci – l’indicazione è di dividere il Lazio in tre macro aree: il sud, l’area metropolitana e nord. Stando a questa logica, nell’Alto Lazio potrebbe essere costituita una Provincia che comprenda Civitavecchia e Viterbo. Secondo me – aggiunge Santucci – sarebbe l’ipotesi più plausibile, in quanto i due territori hanno delle aree omogenee”. Ad avviso dell’assessore, tuttavia, nella macro area dell’Alto Lazio, la Regione, cui spetta il compito di fissare i nuovi confini, inserirà quasi certamente anche la Provincia di Rieti. “In questo caso – precisa Santucci  -, non ci sarebbe alcuna omogeneità tra i territori. Ma non mi sembra che ci siano altre soluzioni a portata di mano”. Secondo Santucci, infine, il riordino delle province, allo stato dell’arte “é solo una scatola vuota: il governo Monti ha dato le direttive per costruire i contenitori ma non ci ha messo nulla dentro. A cominciare dai soldi. Siamo tutti con le casse a secco”. Intanto il presidente della Provincia di Viterbo Marcello Meroi ha intimato lo ‘sfratto’ alla Prefettura. E si accinge ad intimarlo anche alle altre istituzioni pubbliche che hanno sede in immobili di proprietà dell’amministrazione provinciale. “Tutti i nostri palazzi storici – spiega Meroi – saranno inseriti immediatamente nel piano delle alienazioni immobiliari”. La decisione è scaturita dal fatto che il decreto sulla spending review stabilisce che le province non percepiranno più un centesimo d’affitto per i loro edifici adibiti a uffici pubblici. Da parte sua il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, dopo l’ok al decreto è stata chiara: «L’Italia non è un deserto dove i confini si possono determinare con un semplice tratto di penna ma il Governo, purtroppo, sembra pensarla diversamente: proveremo a fargli cambiare idea forti dell’appoggio, bipartisan, dei parlamentari, deputati e senatori, del Lazio». «Con i nuovi criteri relativi alle Province – ha detto la Polverini – al danno si è aggiunta, almeno per quanto riguarda il Lazio, anche la beffa». Viterbo perde la Provincia per 30 mila residenti, Rieti, invece, avrebbe chilometri quadrati in abbondanza ma non abbastanza abitanti secondo le logiche di risparmio del Governo. Persino Frosinone, che pure avrebbe tutti i requisiti sanciti dal decreto odierno, si salverebbe in modo virtuale, considerato che perderebbe il capoluogo. (a.r.)

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