Pubblicato il

Cassa integrazione per 30 dipendenti della Unisan

Dal 1° ottobre niente lavoro per gli operatori del Centro Boggi

Dal 1° ottobre niente lavoro per gli operatori del Centro Boggi

SANTA MARINELLA – Per 30 dipendenti della Unisan in servizio nel Centro Boggi di S. Severa dal primo ottobre si apriranno le porte della cassa integrazione. E’ stato deciso ieri l’altro nel corso della riunione tenutasi alla Regione Lazio a cui hanno partecipato tutte le parti sociali, la Unisan e il dottor Raffaele Fontana, rappresentante regionale dell’assessorato al Lavoro e alla formazione. Dal verbale si evince che 30 dipendenti ex Anni Verdi saranno posti in cassa integrazione al 17% in meno delle ore contrattuali. Oltre a loro, seguiranno la stessa sorte tre operatori addetti al servizio pulizie del centro di via Sbricioli, sette impiegati amministrativi tra Roma e Santa Severa, con una riduzione del 50 per cento delle ore contrattuali. Per cui ci sarà una ulteriore riduzione di personale per tutti i servizi assicurati dal Consorzio. Se si considera che questa nuova procedura di mobilità e  cassa integrazione veniva proclamata per tagli di servizi (diurno a Santa Severa) per il blocco dei fondi della Asl RmF (erano bloccati i pagamenti di fatture per i mesi da maggio a dicembre 2011), tutto sommato l’azienda aveva ragione. La domanda però che i cassantegrati si pongono è questa: «Come mai che, anche se le fatture sono state sbloccate a luglio e incassate a fine agosto dall’azienda in questione ed il servizio per gli utenti in regime di diurno è a tutt’oggi ancora presso il centro Boggi, la Regione ed i sindacati hanno continuato ad appoggiare il Consorzio fino ad ultimare queste procedure?» «E’ scandaloso oltre che ingiusto – dicono ancora i lavoratori in mobilità – che tali illegittimità vengano avallate da un ente importante come la Regione Lazio e dalle sigle sindacali che dovrebbero invece tutelare i lavoratori e non fare gli interessi delle varie aziende? Ci chiediamo quindi chi è che ci guadagna in tutta questa situazione? Sicuramente l’azienda che ottiene gli sgravi fiscali che lo Stato mette in atto nel momento di sofferenza economica aziendale, ci guadagnano i centri di formazione previsti dallo Spaal, dove si organizzano i corsi di formazione che devono seguire i lavoratori posti in cassa integrazione in deroga con obbligo di firma. Tutto ciò costituisce una ulteriore forma di sciacallaggio anche se mascherato dal servizio utile. Sciacallaggio perché i corsi per i cassintegrati vengono pagati con soldi attinti dai fondi europei, per cui il risultato è questo: i soldi arrivano e tramite vari passaggi vengono in tempi lunghi destinati ai centri di formazione, i corsi organizzati sono pressoché inutili per la maggior parte dei cassaintegrati e per la loro formazione. Inutili perché molto spesso non trattano gli argomenti utili e siccome spesso hanno durata inferiore alle 300 ore, non sono neanche riconosciuti a livello giuridico». (Gi.Ba.)

ULTIME NEWS