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Quelle domande che riemergono

di MASSIMILIANO GRASSO
Il braccio di ferro tre l’Enel e il Sindaco prosegue. La spa elettrica, dopo l’incontro tra il primo cittadino e l’amministratore delegato Fulvio Conti, dopo l’elenco delle 37 criticità stilato dal Pincio, ha definito la linea da tenere: ecco altri 2 milioni, richiesti dal Sindaco per gli equilibri di bilancio che incombono entro fine mese, ma stop a tutta una serie di altre richieste, il cui soddisfacimento – spiegano da viale Regina Margherita – è precluso ad una azienda elettrica, per di più quotata in borsa, che deve rispondere al Governo per gli interessi strategici del Paese, al mercato e ai suoi azionisti.
Insomma, il ragionamento è chiaro: un’azienda come Enel non può che dimostrarsi attenta alle esigenze del territorio ove insistono le sue centrali, ma entro certi limiti. Che dal punto di vista economico, secondo la spa, sono stati raggiunti con i 100 milioni di euro versati al Comune tra il 2004 e il 2009 e con altri milioni in ordine sparso fino al 2012. Una porta in tal senso viene ancora lasciata aperta, quando si parla dei 2 milioni appena versati come anticipo di contributi già definiti e di quelli ancora da definire. Ciò che Enel non sarà mai, si legge, è il «finanziatore straordinario» del Comune.
Una posizione legittima. Che aprirà un dibattito serrato, che però, secondo noi, non può che partire da un’altra domanda: come è possibile che un Comune che – oltre alle centrali – ha ‘‘digerito’’ più di 100 milioni in 5 anni, sia ridotto in queste condizioni economiche e finanziarie, con servizi ben al di sotto della soglia di accettabilità? E, aggiungiamo, uscendo dal perimetro politico-amministrativo, per entrare in quello sociale-imprenditoriale: come è possibile che dopo un investimento da 2 miliardi di euro sul territorio rimangano (quasi) solo aziende decotte o alla canna del gas, senza un know how da spendere in altre parti d’Italia o del mondo? Cinque anni fa queste stesse domande rimasero senza risposta.

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