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Operazione antimafia, in campo anche il Roan

L'indagine condotta dalla Dda di Napoli ha permesso l'arresto di tre uomini

L'indagine condotta dalla Dda di Napoli ha permesso l'arresto di tre uomini

CIVITAVECCHIA – Anche il reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza, comandato dal colonnello Virgilio Giusti, ha preso parte all’operazione condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha portato, in mattinata, all’arresto di tre uomini ritenuti vicini al noto clan D’Ausilio. Per loro l’accusa è di riciclaggio ed usura. Nell’ambito dell’operazione è stato sequestrato anche uno yacht di 60 piedi del valore di oltre 500.000 euro provento di furto che il trio, grazie ad una serie di intestazioni fittizie e modifiche strutturali, stava cercando di rivendere per conto del clan. Tutto è nato, come ricostruito dal procuratore aggiunto della Dda Alessandro Pennasilico, quando a febbraio i finanzieri della sezione operativa navale di Gaeta, dipendente proprio da Civitavecchia, hanno notato la presenza del “Moni Mela”, un grosso Conam sport ht58 battente bandiera inglese, ormeggiato presso il porto turistico “Flavio Gioia” di Gaeta. L’imbarcazione era formalmente intestata ad una società di capitali spagnola amministrata da Rodolfo Baldascino, napoletano, classe ’70, già gravato da  precedenti penali, non ultima una recente accusa, mossa sempre dalla stessa autorità giudiziaria antimafia, di appartenenza all’agguerrito clan D’Ausilio nell’area flegrea della città di Napoli, nelle cui fila avrebbe  svolto il ruolo di riciclatore dei proventi dell’usura e di altre attività illecite in diretto collegamento con il capo clan Domenico D’Ausilio. Proprio queste ultime vicende giudiziarie avevano spinto Baldascino  a spostarsi dal territorio campano verso le zone più tranquille di Formia e Gaeta per continuare a porre in essere i propri affari per conto del clan. Gli sforzi investigativi hanno permesso, nel volgere di poche settimane, di scoprire che la “Moni Mela” non solo era stata rubata in Campania due anni prima, ma era stata addirittura “clonata”, alterando la matricola dei motori e di altri componenti peculiari. Il cambio di nominativo ed una serie di atti notarili compiuti all’estero per simulare passaggi di proprietà in realtà mai avvenuti nonché il perfezionamento dell’iscrizione nei registri marittimi britannici sono stati poi gli ultimi accorgimenti escogitati dal trio per “ripulire” la barca,  rendendo praticamente impossibile ogni tentativo di risalire alla sua vera origine. L’ordinanza cautelare ha raggiunto, oltre  Baldascino, anche Antonio Carpentieri, cinquantenne  napoletano, che si ritiene abbia svolto il ruolo di intermediario di Baldascino con gli studi legali e gli uffici stranieri per il perfezionamento delle pratiche di trasferimento di proprietà e compravendita, nonché Vincenzo Canfora, di 45 anni, anch’egli napoletano, meccanico di fiducia dei due che aveva il compito di curare gli aspetti tecnici relativi all’alterazione delle matricole dei motori e alla sostituzione dei codici identificativi dell’imbarcazione. L’analisi delle rotte del gps di bordo ha poi permesso di scoprire che l’imbarcazione era stata utilizzata anche come charter nelle acque francesi e spagnole per diversi mesi. Successivamente, l’imbarcazione, dopo essere stata rinominata “Papillon”, era ancorata nel porto di Procida in procinto di essere venduta. Nei confronti di  alcuni  dei soggetti tratti in arresto e di altri soggetti in via di identificazione sono state eseguite diverse perquisizioni ed acquisiti significativi elementi comprovanti anche la consumazione del reato di usura in danno di diverse persone fisiche, commercianti ed imprenditori, domiciliate nella provincia di Napoli.

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