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Ossa umane a San Giorgio: l’esame del Dna fornirà il nome

Ossa umane a San Giorgio: l’esame del Dna fornirà il nome

TARQUINIA. Ruspe dei vigili del fuoco in azione per cercare altri resti. Indagini della Polizia a tutto campo. Sul posto anche la Capitaneria di Porto. Ancora aperte tutte le ipotesi. L’età presunta dello scheletro corrisponderebbe a quella del cuoco disperso nel disastro della Costa Concordia

TARQUINIA –  Ruspe dei vigili del fuoco in azione a San Giorgio, lungo la spiaggia situata al confine tra Tarquinia e Civitavecchia dove giovedì sono state rinvenute ossa umane. Uno sconcertante ritrovamento da parte di una signora che stava passeggiando lungo l’arenile che si è accorta della presenza dello scheletro umano sul bagnasciuga scomposto a causa delle onde del mare che lo stavano inghiottendo. Stamattina si sono continuati a cercare i resti del corpo per consentire di ricostruire al meglio il Dna di quello scheletro senza nome. Indagini a tutto campo da parte della Polizia del Commissariato di Tarquinia diretto dal vice questroe aggiunto Gina Cordella,  nel tentativo di risalire all’identità del malcapitato che, secondo una prima ispezione del dottor Guido De Mari, medico legale incaricato dalla Procura di Civitavecchia (pm Alessandra D’Amore) sarebbe un uomo di giovane età, tra i 30 e i 40 anni. Un particolare, quello dell’età, che emergerebbe anche dalle buone condizioni dell’arcata dentaria del teschio rinvenuto e che getterebbe inquietudine sull’ipotesi, non ancora tramontata, che possa trattarsi di un cadavere giunto dal mare, forse proprio dalla vicina isola del Giglio dove lo scorso gennaio si è incagliata la nave Costa Concordia. Inquieta anche il fatto che tra i dispersi del disastro della Concordia ci sarebbe proprio un cuoco la cui età potrebbe coincidere con quella dei resti ossei rinvenuti a San Giorgio. Stamattina l’obiettivo era quello di tentare di trovare gli arti (braccia e gambe), più facili da esaminare in laboratorio, ma il tentativo è stato vano. Con molta probabilità parte delle ossa sono state inghiottite dal mare. Nella stessa giornata di giovedì i vigili del fuoco e gli uomini della Polizia hanno infatti lottato contro il moto ondoso del mare per tentare di recuperare la maggior parte delle ossa che si trovavano adagiate sul bagnasciuga. Stamattina, durante gli scavi si sono recati sul posto anche gli uomini della Capitaneria di Porto, a conferma del fatto che è massima l’attenzione sul caso. Un giallo che tuttavia dovrà attendere i risultati di laboratorio per avere una pista più precisa su cui lavorare. Resta in piedi l’ipotesi che si tratti di un disperso in mare; meno probabile invece la teoria che si tratti di uno scheletro rinvenuto per via della presenza, nel periodo della guerra, di un campo di prigionia. Le ossa infatti sarebbero molto più recenti rispetto ad altri scheletri dei prigionieri rinvenuti in passato. (a.r.)

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