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Icpl, il 2011 si chiude con una perdita di 5,5 milioni

Icpl, il 2011 si chiude con una perdita di 5,5 milioni

Ferdinando Bitonte punta il dito contro il Comune e spera nello sblocco dei fondi Cipe. L’ex amministratore delegato: «In questi dieci anni siamo stati solo ostacolati»

civitavecchia – Se l’interporto è arrivato a questo punto, con la società che ha chiuso l’esercizio 2011 con una perdita di quasi 5,5 milioni di euro, investitori che sembrano fuggire perché poco incentivati, fondi Cipe bloccati, lavoratori in stato di agitazione e futuro incerto, buona parte della colpa è del Comune. Ne è convnto l’ex amministratore delegato di Icpl Ferdinando Bitonte, che all’indomani dell’assemblea dei soci convocata in sessione straordinaria per fare il punto della situazione, ha analizzato il quadro attuale dell’impianto. La crisi sarebbe riconducibile – secondo la relazione firmata dal presidente del CdA – a fattori esterni, come l’insufficienza delle infrastrutture stradali di collegamento con Orte, il mancato sviluppo del porto mercantile, l’impossibilità di utilizzo del raccordo ferroviario alla linea nazionale e del collegamento ferroviario con il porto. «Se l’interporto potrà risollevarsi – ha spiegato Bitonte – dipenderà tutto dal Comune e dallo sblocco dei 6 milioni di euro del Cipe. L’aver nominato il segretario generale Lucidi nel Cda non risolve la situazione». Da quei fondi, secondo Bitonte, dipende il futuro dell’impianto. «Abbiamo avviato, a suo tempo, tutti i controlli del caso su quei 6 milioni, che tra l’altro sono un rimborso su soldi già spesi dalla società – ha aggiunto – la Corte dei Conti ha dato il via libera, una commissione apposita ha dato l’ok, svincolandoli, tanto che avviammo la transazione con la precedente amministrazione comunale. Eppure la nuova giunta, nonostante i dubbi emersi ultimamente, li ha presi dalla Cassa Depositi e Prestiti: poteva evitare di farlo se aveva tutte queste remore. Oggi questi ritardi non fanno altro che penalizzare ancora di più l’azienda». E a detta di Bitonte, finora di agevolazioni ce ne sono state davvero poche. Molti, invece, gli ostacoli. «Al di là della crisi – ha spiegato Bitonte – in questi anni siamo stati bersagliati dal Comune. Le minacce di revoca della concessione da parte della precedente amministrazione, ad esempio, non hanno certo incentivato nuovi clienti all’ingresso in Interporto». Tanto che questa situazione avrebbe fatto scappare, secondo i diretti interessati, potenziali clienti del calibro di Dole, Ferrero e Es-Ko. «In 10 anni ho cercato nuovi investitori – ha aggiunto Bitonte – uno lo avevo trovato in Marinvest (finanziaria del gruppo MSC di Gianluigi Aponte): ma la situazione si sarebbe dovuta sviluppare insieme al Roma Terminal Container. Così non è stato, e non per colpa di Msc ma per un quadro generale negativo che si è venuto a creare. C’è tempo fino al 30 novembre per mettersi tutti, noi, Comune, Autorità Portuale, attorno al tavolo e decidere insieme la strada da intraprendere per sviluppare e rilanciare questo sito, ovviamente risolvendo anche il problema dei soldi». «Un tempo ragionevole – spiegano Filt Cgil, Fit Cisl e Usb – per invertire una rotta pericolosa, ma ognuno deve fare la sua parte. La situazione che vive Icpl non è prodotta dai lavoratori ma frutto di una cattiva gestione dirigenziale. Per questo chiediamo maggiore chiarezza ai soci, soprattutto in merito ai papabili nuovi clienti che sembrerebbero interessati ai servizi dell’Interporto come ad esempio il Centro Agroalimentare Pontino. D’altro canto, però, non si deve dimenticare di ricostruire e rinforzare i rapporti con i clienti attuali».

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