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Storni a Tarquinia: allo studio il raro fenomeno

La massiccia presenza di uccelli secondo la Lav rappresenta una circostanza interessante dal punto di vista ornitologico. Ma c’è chi spara all’impazzata e segnala disagi Da almeno 10 anni non si segnalava tale presenza. Christiana Soccini: «Si inserisca la città come meta turistica per le comunità dei birdwatchers» 

La massiccia presenza di uccelli secondo la Lav rappresenta una circostanza interessante dal punto di vista ornitologico. Ma c’è chi spara all’impazzata e segnala disagi Da almeno 10 anni non si segnalava tale presenza. Christiana Soccini: «Si inserisca la città come meta turistica per le comunità dei birdwatchers» 

TARQUINIA – ‘‘Qualcosa di performativo’’, per dirla con le parole dell’antropologo Massimo Canevacci, avviene da qualche tempo nei cieli di Tarquinia. E’ infatti in fase di studio il raro fenomeno, interessante dal punto di vista ornitologico, ma non solo, degli storni che da fine ottobre sorvolano la città etrusca. «Da almeno dieci anni infatti – segnalano dalla Lav – nessuna presenza di storni è mai stata registrata a Tarquinia». «Si suppone che questa  presenza – spiega la responsabile Cristiana Soccini – sia dettata da una modificazione nelle rotte di migrazione dovute alle variazioni climatiche in atto». «Certamente  – segnalano dalla Lav – dove tanti uccelli causano evidenti disagi, bisogna che si attuino interventi a mezzo di dissuasori acustici, coscienti che in realtà dove tali interventi sono attivi da tempo, essi non hanno sortito grande effetto». «Si potrebbe pensare – suggerisce la Soccini – ad inserire la città quale meta turistica  per la comunità, in costante aumento, dei birdwatchers, così come sta avvenendo per le presenze di chirotteri a cui sono già dedicati  specifici tours». «Inizialmente – spiegano dalla Lav – il fenomeno poteva sembrare anche agli occhi dei più esperti un evento temporaneo legato alla necessità degli animali di sostare  durante la migrazione. Ma a distanza di giorni tutte le aree verdi della cittadina litoranea sono diventate un enorme posatoio per questi animali. Lo spettacolo, che adulti e bambini accorrono a vedere inizia all’incirca un’ora prima del calar della luce. In fase di ricerca e scelta del posatoio per la notte, milioni di storni volteggiano in aria formando giochi di nubi e fruscio di ali che in numerosi documentari e  film spettacolari sono stati immortalati». «Quando gli animali – dicono dalla Lav – sono posati a decine su uno stesso ramo, iniziano le attività di difesa del proprio posto. Così il cinguettare, che nelle case si fa simile allo scrosciare della pioggia, diminuisce fino a sopirsi».
L’antropologo Canevacci parlerebbe di “allegoria ecologica”: «Nella nuova spettacolarità dei crepuscoli – scrive infatti Canevacci  nella sua Antropologia della comunicazione visuale – gli storni danzanti ed evacuanti sono la nuova, grande allegoria urbana. Le loro vibrazioni nel grande schermo celeste che segnala il ritorno imprevisto della natura nello spazio urbano, significano la fine del terrore atzeco (a cui da tempo anche i volatili non credono più) per un sole che muore; e la nascita del loro allineamento è un display tecno-morphizzante». Al di là dell’allegoria urbana di interpretazione antropologica, “purtroppo – dice invece la Soccini – la tranquillità degli storni viene interrotta da petardi e  spari, anche di fucile, in piena area abitata, che non solo non  fanno scappare gli uccelli ma li spaventano facendone aumentare il cinguettio. Al mattino, alle prime luci dell’alba, gli storni si rilevano in cielo e si dirigono verso le campagne. Se da un lato in città tanti uccelli causano problemi di grandi quantità di guano riversato su automobili e strade, nei giardini dove trovano i loro posatoi, il guano degli storni regala dell’ottimo azoto  al terreno». (a.r.)

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