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Furto sacrilego: presi i ladri

Furto sacrilego: presi i ladri

TARQUINIA. Concluse le indagini della Polizia. Arrestato 61enne, altri due uomini denunciati a piede libero. Ma degli ori ex voto rubati a maggio dalla teca del Cristo Risorto nessuna traccia

TARQUINIA – Sei mesi di indagini e alla fine i ladri sono stati presi. Ma degli ori, bene più caro ai tarquiniesi, circa cinque chili di ex voto per un valore pari a 100mila euro, nessuna traccia.  Gli agenti del Commissariato di Tarquinia diretti dal vicequestore aggiunto Gina Cordella hanno arrestato ieri l’autore del furto sacrilego commesso nella chiesa di San Giuseppe a Tarquinia dove è custodita la statua del Cristo Risorto, la cui teca è stata letteralmente svuotata di tutti gli ori votivi. A tradire il ladro, un 61enne di Ostia, sono state le tracce di sangue lasciate sul vetro infranto della teca. Denunciati altri due complici : uno di Ostia e l’altro residente in un paese al confine tra la provincia di Viterbo e Roma. Il furto, che gettò nello sconcerto l’itera città di Tarquinia,  avvenne a maggio. I ladri sono entrati in chiesa di soppiatto, hanno aspettato di rimanere chiusi dentro e poi con una mazzetta e una fiamma ossidrica hanno sfondato la teca del Cristo Risorto per ripulirla di tutti i preziosi ex voto che conteneva. «Le indagini sono iniziate immediatamente – ha spiegato ieri la dottoressa Cordella – anche perché la chiesa in questione si trova a 300 metri dal Commissariato. Poi, per sei mesi, i nostri uomini hanno pedinato e tenuto sotto controllo i presunti autori del fatto, fino all’arresto di questa mattina». «I tre – ha anche detto la Cordella – e in particolare il presunto autore principale del furto, si sono dovuti dar da fare non poco per riuscire nel loro intento. Gli arnesi da lavoro e i frammenti del vetro rotto hanno ferito l’uomo e ci hanno permesso, con le analisi degli esperti della Scientifica, di risalire al suo dna». Il sospettato è stato pedinato e tenuto sotto controllo mediante intercettazioni ambientali. L’uomo ha anche tentato una fuga temporanea in Spagna ma non ha funzionato. «Preziosissima – ha aggiunto il capo della Squadra mobile di Viterbo Fabio Zampaglione – è stata la collaborazione tra gli uomini della Polizia di Tarquinia, i vigili urbani, la Squadra mobile di Viterbo e gli agenti di Ostia». L’uomo – finito in manette, su richiesta del pm Lorenzo Del Giudice e concessa dal gip della Procura di Civitavecchia – è ritenuto un esperto in furti sacrileghi. Durante la perquisizione in casa del 61enne gli inquirenti hanno trovato in suo possesso uno zaino che conteneva dei guanti, entrambi oggetti fondamentali per chiudere il cerchio su di lui. «Nella sacca – conclude la Cordella – c’erano due guanti sporchi di sangue e dei pezzetti di vetro appartenenti alla teca del Cristo Risorto. Confrontando il dna delle tracce ematiche acquisite nella chiesa di San Giuseppe abbiamo avuto la conferma che si trattasse proprio della stessa persona». (a.r.)

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