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Rispunta il progetto di una mega centrale a biomasse

A lanciare l’allarme è Marzia Marzoli esponente della lista civica ‘‘Per il bene di Tarquinia’’ L’impianto dovrebbe realizzarsi al confine tra Tarquinia e Tuscania. «Il nostro territorio non può sopportare altre servitù»

A lanciare l’allarme è Marzia Marzoli esponente della lista civica ‘‘Per il bene di Tarquinia’’ L’impianto dovrebbe realizzarsi al confine tra Tarquinia e Tuscania. «Il nostro territorio non può sopportare altre servitù»

TARQUINIA – Ritorna d’attualità  il progetto di una mega centrale a biomasse tra Tarquinia e Tuscania. A lanciare l’allarme è Marzia Marzoli della lista civica ‘‘Per il bene di Tarquinia”. “Il progetto – dice la battagliera Marzoli – come indicato nel vecchio disegno, dovrebbe realizzarsi in località Formigone, a poca distanza dal centro storico di Tuscania, a pochissimi metri dal confine del comune di Tarquinia e dalle terre dell’Università Agraria di Tarquinia”. L’impianto proposto è della “Bioenergia e ambiente srl” di Tuscania ed avrebbe una taglia enorme pari a 4,98 mw, “metà di quella originalmente richiesta”, sottolinea la Marzoli, e sarebbe alimentato a materiale legnoso, almeno così si deduce leggendo il documento pubblicato sull’albo on line della provincia di Viterbo. “Come pensare di bruciare biomasse per produrre energia che non implichi una serie di danni per l’ambiente e per l’uomo – tuonano dalla lista civica – Oltre ad avere, infatti, un impatto notevole sull’ambiente in quanto gli inceneritori a biomasse richiedono enormi quantità di materiali da incenerire, a scapito dei fragili equilibri eco-ambientali, creano non poche perplessità sull’opportunità di proporlo nel nostro territorio già gravato dalla centrale di Montalto di Castro, con 3.350 mw e Civitavecchia con altre 3000 mw di cui 2000 mw circa a carbone”. L’impianto di Tuscania presumibilmente non sarà utilizzato né per il teleriscaldamento (riscaldamento delle case dei cittadini di Tuscania) né per l’autosufficienza energetica della città e del territorio tuscanese, ma per il solo inserimento in rete di energia elettrica. “La convenienza – commenta Marzia Marzoli –  andrebbe unicamente alla società proponente, nella concessione di contributi economici da parte dei certificati verdi, previsto per l’insediamento di impianti alimentati ad energie rinnovabili. Pertanto, alla cittadinanza rimarrebbero soltanto gli oneri di tale progetto, gli aspetti ambientali e sanitari, visto che ricadrà sulla collettività la spesa di eventuali ricadute inquinanti”.  “Inoltre – dice ancora la Marzoli – calcolando che per ogni mw di potenza installata ci vogliono circa 3000 ettari di terra per produrre biomassa, ovvero come 6.000 campi di calcio, evidentemente una quantità che non è reperibile nel nostro bacino di riferimento. Non potrà utilizzare le biomasse prodotte localmente, ma sarà necessario provvedere al rifornimento tramite legno trasportato via mare, tramite Civitavecchia, e proveniente da oltre oceano come avviene per casi analoghi in Italia dove gli impianti a biomassa sono collocati in aree non a vocazione forestale, soprattutto per l’enorme fabbisogno di materiale rapportato alla taglia. Per non parlare delle migliaia di tir che dovranno percorrere le nostre strade, da e per la centrale, su una viabilità locale già pericolosa. Sempre che il combustibile sia legno, purtroppo in Italia cattivi esempi di biomassa che diventano veri e propri inceneritori, bruciando olio di palma e poi anche cdr (combustibile da rifiuto) ve ne sono stati molti”.  “Il dissenso alla realizzazione della centrale a biomasse di Tuscania – prosegue la Marzoli –  non è mai stato ideologico, non è come si dice di gente che soffre la sindrome di Nimby, viene fuori piuttosto dalla consultazione di dati scientifici e di dati oggettivi, come quelli che fornisce i dati pubblicati da Terna e si scopre infatti che l’Italia dal punto di vista energetico è tecnicamente autosufficiente. Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 gw, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 gw (picco dell’estate 2007). E’ evidente che l’energia non serve al fabbisogno nazionale di energia, ne tantomeno a quello regionale, e visto che abbiamo il triste primato del polo energetico più grande d’Europa possiamo oggettivamente affermare che il nostro territorio ha già dato abbondantemente, dunque non si dovrebbe aggiungere neanche un mw di energia, se non proveniente dal sole, unica fonte veramente rinnovabile e disponibile, installato sui tetti di ogni edificio pubblico e privato”. “Perché  proporre a questo territorio gravato anche dalla centrale a carbone di Civitavecchia un’altra servitù energetica? – domanda Marzia Marzoli – Perché aggiungere inquinamento e sfruttamento smodato delle risorse naturali del territorio? Cui prodest?”.  Intanto sulla vicenda, nei prossimi giorni le associazioni ambientaliste nazionali di Italia Nostra e Forum Ambientalista si preoccuperanno di richiedere la documentazione alla Provincia di Viterbo, “visto che il 14 ottobre ha pubblicato la determinazione che riguarda l’impianto di Tuscania”.  “Vista la contrarietà espressa a suo tempo da alcune istituzioni, compresa l’Università Agraria di Tarquinia fortemente preoccupata dell’impatto ambientale e sanitario della centrale a biomasse di Tuscania – concludono dalla lista civica –  ci aspettiamo che prendano atto del nuovo percorso amministrativo presso la provincia di Viterbo”.(a.r.)

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