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Città Pulita, lavoratori in rivolta

Città Pulita, lavoratori in rivolta

Corteo e proteste arrivate fino a Palazzo del Pincio

CIVITAVECCHIA – Lavoratori di Città Pulita in rivolta. Evidentemente il piano industriale presentato ieri dal sindaco Tidei e dai delegati Santori e Lungarini non è piaciuto ai lavoratori della municipalizzata che si occupa della gestione dei rifiuti. Municipalizzata che, tra le tante, è sembra essere quella maggiormente colpita da critiche e ridimensionamenti. E così, poco fa, partendo dalla sede di via Leopoli, si sono mossi nella sede della società dove hanno continuato a manifestare tutto il loro dissenso e da qui infine si sono mossi alla volta di palazzo del Pincio dove, con cori e slogan, hanno contestato il primo cittadino che li ha incontrati all’aula Pucci del Comune. Assemblea infuocata dove a essere contestato in primis è stato proprio il mancato pagamento degli stipendi. “Sono tre mesi che lavoriamo senza ricevere lo stipendio – hanno tuonato – cosa dobbiamo dare da mangiare ai nostri figli? Come dobbiamo pagare bollette e mutui?”. Ad accendere gli animi dei dipendenti della Sot, stufi delle continue critiche da parte dei civitavecchiesi che li tacciano per “fannulloni”, quando invece “siamo costretti a svuotare 2 mila cassonetti con un solo mezzo e a raccogliere la spazzatura da terra con le mani”, quella lettera che l’amministratore unico Gino Ciogli avrebbe recapitato loro. Lettera in cui si chiedeva ai dipendenti di verificare la propria posizione nel pagamento della Tia e, nel caso, di procedere al pagamento. “Oltre al danno anche la beffa. Ma se non ci danno lo stipendio con che cosa dovremmo pagare la Tia?” tuonano furiosi. Ma a non piacere è anche l’ipotesi di vendita a privato. Per i dipendenti ci sono altre soluzioni da poter prendere in considerazione per scongiurare il fallimento. A cominciare dall’eliminazione dei superminimi. E sono proprio questi ad essere stati fortemente contestati dai dipendenti. “Non possiamo eliminarli unilateralmente – ha tuonato Tidei, a cui gli ha fatto eco Ciogli – se questi dipendenti accettano la riduzione bene, altrimenti non possiamo toccarli”. Parole che hanno scaldato ancora di più la Pucci. “Mandateli via”.
A nulla, o quasi, è servito l’intervento del primo cittadino che è tornato a spiegare il piano di risanamento della società. A cominciare dalla Cassa integrazione in deroga, passando poi per il passaggio ad Acea Ato2 arrivando alla richiesta che formulerà domani mattina a Enel di versare nell’immediato almeno un milione di euro per il pagamento degli stipendi. Primo cittadino che non ha accettato le critiche di chi lo ha accusato di non aver fatto nulla in questi mesi per rimediare ai danni della precedente amministrazione. “Dal nostro insediamento abbiamo versato otto milioni di euro per non mandare a fondo Hcs. Ora ne dobbiamo versare altri 3,5. Da dove li prendiamo?”. E ha chiesto tempo, garantendo alla fine dell’incontro che entro venerdì al massimo tenterà di trovare i soldi necessari almeno al pagamento degli stipendi. Altro impegno assunto: “Convocherò un’assemblea di tutti i dipendenti di Città Pulita a breve, dove discutere con voi dei problemi interni alla Sot e delle possibili soluzioni”.
Intanto torna lo scontro interno alla maggioranza. A contestare le soluzioni paventate dal primo cittadino (da una parte il passaggio ad Acea Ato2 e dall’altro la vendita di una delle Sot) è stato ancora una volta il vicesindaco Enrico Luciani che ha rispedito al mittente le dichiarazioni di chi ha detto che usa il caso di Hcs e i problemi vissuti dai dipendenti per fare demagogia “alla ricerca di voti”. “Non faccio demagogia e non ho voti da prendere”, ha tuonato parlando di un “copione che qualcuno ha già scritto”. E per Luciani a scrivere come doveva andare a finire il capitolo Hcs è stato chi “da una parte permetteva alla società di indebitarsi fino a questo punto e dall’altra incassava i soldi dell’Enel che ad oggi non si sa che fine abbiano fatto. E allo stesso tempo – ha aggiunto Luciani – questo qualcuno progettava il passaggio ad Acea Ato2 e la vendita del 60% della holding”. Ma non sono queste due per l’esponente di Sel le soluzioni. “Credo che i conti si possano sanare. E per farlo occorre iniziare a riscuotere la Tia e le bollette dell’idrico. Riscossione oggi ferma al 30%. È giunto il momento di passare all’80% della riscossione. Obiettivo: arrivare al 100% della riscossione dei tributi”. Perché “Luciani non se la vende l’acqua. Né si vende le Sot. Occorre trovare una soluzione alternativa. E sono convinta che la troveremo”. E racconta come in Compagnia Portuale “a giro, a cominciare proprio dal presidente, tutti siamo andati 13 giorni in cassa integrazione per non mandare a casa nessuno”. Tornando poi al possibile passaggio ad Acea: “Non trovo i soldi degli stipendi oggi dicendo che venderò l’acqua domani. Il sindaco ha stilato un piano industriale che non conosco. Lo voglio vedere. Dopodiché discuteremo sul da farsi e se ci sono cose, all’interno di quel piano che non piacciono si trovano soluzioni alternative”.
Dichiarazioni che non trovano l’accordo di Tidei: “Il tempo non c’è. Chi vuole capire lo deve fare subito, senza perdere tempo”.
Dal canto loro i dipendenti di Città Pulita hanno deciso di sospendere la protesta fino a venerdì, tornando dunque al regolare svolgimento delle loro attività. Se venerdì i conti in banca saranno ancora in rosso (segno che l’amministrazione non ha effettuato il pagamento dello stipendio), torneranno a protestare.

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