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Vende pezzi di ricambio per 700 milioni ma non li consegna

Imprenditore di Capodimonte considerato dal tribunale di Civitavecchia colpevole in primo grado: 4 anni per bancarotta fraudolenta Il 70enne si spacciava per amministratore di un’azienda di Tarquinia poi fallita

Imprenditore di Capodimonte considerato dal tribunale di Civitavecchia colpevole in primo grado: 4 anni per bancarotta fraudolenta Il 70enne si spacciava per amministratore di un’azienda di Tarquinia poi fallita

TARQUINIA – Si spacciava per l’amministratore di una società di Tarquinia proponendo pezzi di ricambio di materiale aeronautico, dell’esercito, per una cifra pari a 700 milioni delle vecchie lire. Pezzi acquistati da una società produttrice di impianti navali che però non si è mai vista consegnare il materiale pagato profumatamente. L’uomo, un 70enne di Capodimonte, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Civitavecchia, a 4 anni di carcere per bancarotta fraudolenta. Una condanna fermamente respinta dall’avvocato difensore dell’imprenditore, Luigi Mancini, che, al più, è disposto a parlare di ‘‘truffa milionaria’’ ma non di bancarotta. Secondo quanto appreso, l’imprenditore, nel ’98 avrebbe acquistato ad un’asta diverso materiale aeronautico, si sarebbe poi presentato alla società produttrice di impianti navali proponendo i pezzi di ricambio di attrezzature dell’esercito. La società pagò con sette assegni da cento milioni di euro, tutti senza intestazione di beneficiario, che doveva essere l’esercito italiano, perché l’imprenditore si era presentato come intermediario. Per l’accusa, il 70enne incassò i soldi senza mai ritirare il materiale né consegnarlo all’acquirente. L’imprenditore avrebbe anche proposto alla società un secondo accordo, altri 800 milioni, in cambio di quei famosi pezzi di ricambio: cento li avrebbe tenuti per sé, mentre il resto li avrebbe girati all’esercito. L’imprenditore avrebbe quindi incassato di nuovo. Nel frattempo la società tarquiniese per la quale si spacciava come amministratore è fallita e lui è finito a giudizio per bancarotta fraudolenta, prendendo così una condanna a 4 anni in primo grado. Secondo il legale difensore Luigi Mancini, «l’accusa non regge». «Ammesso che l’imprenditore fosse l’amministratore di fatto della società fallita – spiegano dalla difesa – quest’ultima non aveva diritto a riscuotere quella cifra. E non può aver arrecato alcun danno all’impresa». Già pronto il ricorso in appello da parte della difesa dell’imprenditore. L’avvocato Mancini chiederà l’assoluzione, perché il fatto non sussiste o eventualmente la derubricazione del reato da bancarotta a truffa. In questo caso l’accusa sarebbe prescritta da 7 anni. (a.r.)

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