Pubblicato il

Allumiere, abbattimento degli alberi al faggeto: "Si faccia chiarezza su questo evento ignominioso"

Intervento del biologo Patrizio Demartis

Intervento del biologo Patrizio Demartis

ALLUMIERE – Ancora polemiche ad Allumiere per l’abbattimento degli alberi alla faggeta, all’interno del sito di importanza comunitaria. Il dottor Patrizio Demartis, biologo, lauretosi con tesi di laurea sui Monti della Tolfa e attualmente impegnato in ricerche di monitoraggio nella stessa area, collaborando con il professor Spada dell’Università “La Sapienza” di Roma, parla di una incongruenza nel difendere l’operato di chi sta realizzando il progetto Life, finanziato dall’Unione Europea e posto in essere da una serie di Enti del comprensorio dei Monti della Tolfa. “Ricordiamo – dice il dottor Demartis – che il Sic “Boschi mesofili di Allumiere” di cui fa parte la faggeta, rappresenta un patrimonio documentario con connotato di unicità, conferito soprattutto dalla presenza del faggio molto al di sotto della quota appenninica. Questo fatto fa pensare ad una formazione boschiva probabilmente relittuale: ciò che rimane di antichissime foreste appenniniche che nel passato ricoprivano tutta l’area, in seguito conservatesi solo in pochissimi siti del territorio nazionale. A sostegno di tale affermazione, possiamo citare un recente studio comparso negli Annali di Botanica, di Spada e Wellstein, in cui si rileva nei boschi di Allumiere la presenza di popolazioni di faggi derivanti da processi di autorigenerazione. In altre parole, la popolazione di faggi possiede adattamenti per superare i periodi di stress; in tal modo è arrivata fino a noi sopravvivendo per migliaia di anni. Un errore di taglio fatto su un ecosistema così raro e delicato ha una gravità diversa rispetto ad un errore compiuto in un parco cittadino, soprattutto per il fatto che si tratta di un progetto finanziato dall’Unione Europea. Nel progetto si parla del taglio di 100 piante. Vorremmo sommessamente far notare che la faggeta oggi esistente è frutto di un “non intervento”, come la lecceta presente sul Monte delle Grazie, fino agli anni ’50 del secolo scorso era quasi privo di vegetazione. Si vuole forse trasformare il Faggeto in un ceduo? Non è certo per questo che è stato istituito il SIC. Ci auguriamo che sia fatta presto chiarezza su questo evento ignominioso, perché queste foreste sono monumenti viventi, sopravvissuti grazie ad un proprio delicato equilibrio: basta poco per destabilizzarlo”. (a.r.)

ULTIME NEWS