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SeL: "Hcs venda acqua a 22 centesimi"

CIVITAVECCHIA – La tesi sostenuta dal sindaco Pietro Tidei sul perché occorrerebbe dire subito sì ad Acea per quanto riguarda la gestione del servizio idrico cittadino, poco convince il capogruppo Sel in consiglio comunale, Ismaele De Crescenzo. A non convincere sono essenzialmente due punti: a cominciare proprio da quegli 88 centesimi che il Comune paga ad Hcs per ogni metro cubo di acqua. Peccato però che Hcs sia di proprietà del Comune: «Ci siamo praticamente autotassati l’acqua a 88 centesimi. Anziché accettare l’offerta di Acea (che farebbe pagare 24 centesimi a metro cubo, ndc) da Sel proponiamo che da domani Hcs venda acqua a 22 centesimi a metro cubo». Altra perplessità nasce poi dai conti messi sul tavolo dal primo cittadino: «Tidei dice che i civitavecchiesi si troverebbero a pagare 3 mila euro a famiglia, quindi mille euro a persona – spiega De Crescenzo – ma se così fosse, moltiplicando questa cifra per ogni singolo civitavecchiese arriveremmo a ben 52 milioni di euro. Abbastanza per poter costruire Las Vegas». E per il capogruppo Sel qualcosa non torna. «Negli altri comuni Acea spesso entra subdolamente dalla finestra, Tidei invece vuole farla entrare dalla porta. E questo a noi non piace». Ma per capire se alla fine il primo cittadino e la sua maggioranza troveranno l’intesa si dovrà attendere domani pomeriggio alle 17: ora in cui è fissato l’incontro di maggioranza. Sempre a quell’ora a palazzo del Pincio il Movimento 5 Stelle ha organizzato una manifestazione per ribadire con forza l’esito referendario a cui in 23 mila hanno detto no alla privatizzazione dell’acqua. Referendum, messo in evidenza anche dal Psi sezione ‘‘Sandro Pertini’’. Privatizzazione a cui peraltro sono contrari anche il Comitato per l’acqua pubblica Civitavecchia per il quale «il trasferimento ‘‘provvisorio’’ della gestione di Oriolo e Nuovo Mignone prelude al passaggio definitivo di tutto il servizio» e l’Unione sindacale di base per cui è difficile «sostenere che Acea possa effettuare investimenti così rilevanti su impianti non ancora affidati, senza avere la concreta certezza di gestirli nel futuro».
Ma tra i ‘‘no’’ ad Acea c’è anche chi invece è d’accordo «a percorrere strade alternative a quelle attualmente praticate». Si tratta dei dipendenti del servizio idrico, iscritti Filtcem e Cgil che, evidenziando «l’enorme difficoltà nel gestire attualmente tutti i processi necessari a garantire alla collettività un servizio efficiente e ottimale», puntano i riflettori su quegli impianti «prossimi a un punto di non ritorno» e su cui occorre nell’immediato attuare «interventi massicci, fondamentali per il buon funzionamento degli acquedotti stessi».Motivo per cui si dicono d’accordo con l’amministrazione a cui chiedono anzi «un’immediata e risolutiva decisione, finalizzata a salvaguardare un patrimonio indispensabile per l’intera popolazione. Un nuovo ulteriore ritardo in tal senso – concludono i dipendenti – non è più tollerabile»,

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