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Discarica a cielo aperto all&rsquo;antemurale <br />

Viaggio nel degrado. Rifiuti di ogni tipo nel luogo delle tradizionali passeggiate in riva al mare. Malcontento tra i pescatori e gli amanti del mare che ogni giorno si trovano a fare i conti con i segni dell’abbandono. L’Etruria Servizi sembra aver dimenticato che tra i suoi ‘‘obiettivi sensibili’’ è stato inserito da tempo anche il waterfront 

Viaggio nel degrado. Rifiuti di ogni tipo nel luogo delle tradizionali passeggiate in riva al mare. Malcontento tra i pescatori e gli amanti del mare che ogni giorno si trovano a fare i conti con i segni dell’abbandono. L’Etruria Servizi sembra aver dimenticato che tra i suoi ‘‘obiettivi sensibili’’ è stato inserito da tempo anche il waterfront 

CIVITAVECCHIA – Per secoli e secoli, quando ancora non esisteva la nettezza urbana, si è fatto così, i rifiuti si buttavano dove capitava oppure si raccoglievano alla bell’ e meglio in depositi improvvisati. Addirittura per l’archeologia il ‘‘butto’’ (ovvero la discarica degli antichi) è uno scrigno preziosissimo dove trovare pagine di storia e ricostruire civiltà. Proprio così, perché l’uomo in fin dei conti, è certamente ciò che mangia, proprio come diceva Feuerbach; allora a maggior ragione si può dire che l’uomo è ciò che rifiuta, ciò che butta.
Elugubrazioni a parte, passeggiando lungo lo storico Antemurale l’occhio attento del fotografo non può far finta di nulla quando si trova davanti a depositi di ‘‘inciviltà’’ proprio come quelli visibili negli scatti. Il luogo prescelto dagli amanti della ‘‘Civitavecchia discarica a cielo aperto’’ hanno pensato bene di trasformare questo angolo del piazzale della Marina in una sorta di vespasiano (perché anche a distanza è possibile avvertire un nauseabondo odore di urine) e discarica anche di oggetti pericolosi. Ed ecco allora capeggiare fra il cumulo di ‘‘monnezza’’ una batteria per automobili dalla quale ovviamente sono già fuoriusciti i liquidi altamente inquinanti che si sono andati a mischiare con gli altri liquami. Il tutto marcisce velocemente sotto il cocente sole di questi DEGRADOprimi giorni di maggio, abbandonato in uno dei luoghi che dovrebbero essere la carta d’identità della città. Un monumento all’inciviltà e al degrado che fa ribrezzo agli abitanti stessi che lo hanno realizzato. Già perchè l’uomo moderno a differenza di quello del passato è molto meno artista e conoscitore delle regole della natura di questo mondo. Ma i limiti di sicurezza ormai sono stati abbondantemente sorpassati. Napoli e le altre città in emergenza sono sotto gli occhi e sulla bocca di tutti. Evidentemente però non sono nella testa dei cittadini che disseminano in giro per gli anfratti più nascosti della città le loro scorie più riluttanti e pericolose. Facendo della pessima ironia verrebbe da dire che forse a Civitavecchia, visti i secoli di storia presenti nei monumenti, si sta sviluppando una grande passione per l’archeologia. Sembra proprio così. Perché quindi togliere agli studiosi del futuro la possibilità di studiare usi e consumi della nostra splendida civiltà a partire dalla nostra monnezza? Perchè forse c’è qualcosa di più, qualcosa di profondo, di intimo.

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