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La Camera: "La caserma non può chiudere"

CIVITAVECCHIA – Riorganizzazione e razionalizzazione delle strutture militari, sarebbe questa la motivazione che da qualche giorno tiene col fiato sospeso i vertici della caserma Piave, dopo la paventata ipotesi di dismissione del reparto di stanza a Civitavecchia. C’è poi chi vede il cambiamento da un’ottica ancor più allarmistica: i militari in servizio al reparto, che in molti casi, soprattutto quelli più anziani, hanno programmato il loro futuro basandosi su presupposti normativi che mai avrebbero lasciato pensare negli anni scorsi ad un allontanamento dello storico reparto dalla sua sede. Va detto che gli uomini e le donne in divisa al 7° Reggimento NBC, hanno acquisito una qualifica specialistica unica nei ranghi delle forze armate, che difficilmente consentirebbe loro una nuova collocazione in altri reparti presenti in città, senza stravolgere o addirittura svilire le competenze tecniche dei singoli militari. Il reparto, alle dipendenze della Brigata Artiglieria, presente in quasi tutte le missioni in territori esteri, al momento vanta la presenza di un plotone CBR in Bosnia nell’ambito della missione Sfor, dove, oltre al controllo dei siti occupati dal contingente italiano effettua verifiche sulle installazioni degli eserciti della Repubblica Serba di Bosnia e della Federazione Croato Musulmana. Tutto ciò sembrerebbe non avere alcuna rilevanza ai fini di uno spostamento di fronte, tant’è che si è già pensato ad una nuova collocazione della caserma, che dovrebbe andare a rimpiazzare la vecchia Scuola di Artiglieria di Bracciano, in fase di accorpamento a quella di Fanteria di Cesano, prossima ad un trasferimento ad Anzio. Civitavecchia vive in maniera tutt’altro che positiva l’ipotetico cambiamento. Se si pensa che solo i militari della Piave sono circa 1000, senza contare l’indotto creato dalla struttura, alle cui dipendenze opera personale civile per i lavori di logistica, già impegnato in un passato recente nella difesa del proprio posto di lavoro, minacciato dagli umori di una società esterna, vincitrice di appalti per conto della pubblica amministrazione. Sulla questione è intervenuto il Consigliere Comunale di Alleanza Nazionale, Claudio La Camera, intenzionato a cercare insieme all’Amministrazione Comunale la soluzione meno dolorosa al problema: «Ci siamo già attivati insieme al delegato alle Forze Armate Enrico Bruno – ha fatto sapere – contiamo su un sostegno da parte del governo di centrodestra che si sta per insediare». La Camera fa sapere che la dismissione dei servizi presso la caserma Piave, costituirebbe un duro colpo per l’economia cittadina: «Occorre conoscere la reale situazione – ha affermato – per arrivare presto ad una soluzione in grado di scongiurare l’ipotesi di chiusura del reparto,. che sicuramente creerebbe disagi, non solo ai militari». Anche la Filcams-Cgil si è detta preoccupata per i disagi che il trasferimento comporterebbe: «Qualora le notizie venissero confermate – fa sapere il sindacato che intanto ha chiesto un incontro con il comandante Emilio Corbucci – inviteremo anche il Sindaco ad intervenire alle manifestazioni che programmeremo a tutela dei lavoratori e del territorio».

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