Pubblicato il

La famiglia Maurizi ancora senza casa

GianlucaCIVITAVECCHIA – “Ci troviamo in difficoltà, ci appelliamo alla Procura perché, da come spiegano dal Pincio, dipende dai magistrati se siamo ancora senza una casa”. Era il 1 febbraio quando Gianluca Maurizi, un giovane 32enne civitavecchiese, si affacciò al balcone di un appartamento popolare in via Lepanto 5 minacciando il suicidio. Imbracciò un fucile da pesca e si disse pronto a compiere il gesto estremo se solo qualcuno avesse tentato di allontanarlo da quella casa che, insieme alla moglie Serena e al figlio di soli 4 anni, avevano occupato abusivamente soltanto a novembre. A farlo desistere la promessa da parte del sindaco Moscherini di provvedere a breve a trovare una sistemazione. “Anzi – ha spiegato Gianluca – mi disse che nel giro di una settimana sarei tornato dentro quell’appartamento che mi sarebbe stato assegnato regolarmente”. Ma di tutto questo, ancora, niente. Gianluca, Serena ed il loro bambino vivono dopo 50 giorni ancora in una stanza di un ‘‘Bed and Breakfast’’ cittadino. Soltanto una camera per dormire ed un bagno. “Non possiamo certo andare avanti così – ha aggiunto Serena – abbiamo un figlio, ma soltanto un posto dove passare la notte. E di giorno? Cosa facciamo, dove ci appoggiamo? Mio marito ha subito un intervento chirurgico qualche giorno fa, sta male, dovrebbe essere a riposo. Ma dove? Cerchiamo di arrangiarci, ma non è semplice vivere così”. La stanza al Bed and breakfast l’hanno trovata da soli, l’assessorato ai Servizi Sociali la paga. “Perché al momento – ha spiegato Gianluca – non il Comune non ha un’altra sistemazione per noi. Dicono di attendere il dissequestro dell’appartamento a via Lepanto”. La casa popolare infatti, a seguito di una denuncia presentata da un’altra coppia, e non dal proprietario, è stata posta sotto sequestro dalla magistratura. I Maurizi hanno anche presentato istanza al tribunale per far togliere i sigilli all’appartamento, ma la richiesta è stata rifiutata dal giudice. Un particolare non certo di poco conto è il fatto che all’interno della casa ci sono tutti gli effetti personali della famiglia. “Lo stesso Moscherini infatti – ha raccontato Gianluca – mi aveva detto di non prendere nulla, che tanto nel giro di qualche giorno saremmo tornati lì. E invece di giorni ne sono passati 50 e le nostre cose sono tutte dentro. I vestiti, il televisore, il computer ed i giochi di mio figlio che ogni giorno mi chiede della casa. A lui abbiamo raccontato che stiamo eseguendo dei lavori di ristrutturazione e che quindi dobbiamo attendere un po’ prima di poter tornare e riprenderci le nostre cose”. L’accusa, in questo senso, è alle istituzioni “che sembra non facciano altro che ostacolarci – hanno spiegato – l’appello invece è alla Procura della Repubblica a cui, se è vero come dicono dal Pincio che ‘‘la colpa’’ viene da via Terme di Traiano, chiediamo allora di sbloccare questa situazione”.

<a href=http://www.civonline.it/ricerca.php?IDCategoria=&amp

ULTIME NEWS