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La famiglia Maurizi presto a casa

GIANNICIVITAVECCHIA – «Riavranno la loro casa. Lo avevamo promesso e non lo abbiamo dimenticato». Il sindaco Gianni Moscherini ha risposto all’appello della famiglia di Gianluca Maurizi, il ragazzo che 50 giorni fa aveva minacciato il suicidio dal balcone dell’appartamento popolare di via Lepanto 5. Appartamento dove sarebbe voluto rimanere insieme alla moglie Serena e a suo figlio, di soli 4 anni, e che invece ha dovuto lasciare, perché lo aveva occupato abusivamente a novembre e perché, a quanto pare, sarebbe spettato ad un’altra coppia che è poi andata a sporgere denuncia ai carabinieri. Da lì il sequestro da parte della Procura della Repubblica.
«Soltanto cinque giorni fa sono stati tolti i sigilli all’appartamento – ha confermato il primo cittadino – ma adesso dobbiamo attendere i tempi naturali. E per naturali si intende i tempi burocratici necessari affinché la famiglia possa tornare effettivemente ad abitare in quella casa». Perché, come ha poi confermato Moscherini, sull’appartamento non c’è dubbio: Gianluca, Serena ed il bambino potranno tornare proprio lì. E riprendere così possesso di tutto quello che sono stati costretti a lasciare all’interno della casa una volta abbandonata: televisori, computer, ma soprattutto vestiti, giocattoli del figlio che quotidianamente li cerca e si chiede quando potrà riaverli. «La situazione è risolta – ha aggiunto il primo cittadino – non c’è niente di drammatico in tutto questo».
E proprio questa mattina, infatti, Moscherini ha promesso che avrebbe firmato in giornata un decreto con il quale avrebbe confermato la permanenza della famiglia Maurizi nella casa di via Lepanto, con una sorta di assegnazione a tutti gli effetti. «Stiamo lavorando e lavoreremo a fondo con gli uffici per risolvere definitivamente la vicenda, nel rispetto dei tempi previsti – ha aggiunto – il comune si è impegnato a sostenere ATERdelle spese affrontando la questione con la massima responsabilità. E per questo la famiglia Maurizi potrebbe ringraziarci dello sforzo fatto». Certo è che si tratta, comunque, di situazioni difficili e di non semplice risoluzione. E’ vero che l’impegno dell’amministrazione comunale è da riconoscere in questo senso, «ma è anche vero che, oggi più che mai – ha sottolineato l’altro giorno Maurizi – risulta necessario un riordino del sistema di assegnazione delle case popolari, di concerto tra Pincio ed Ater appunto». In questo senso potrebbe rappresentare una boccata di ossigeno, soprattutto per chi è in graduatoria da anni in attesa di un appartamento, la possibile costruzione di nuovi edifici in zona Pantano, nei terreni che l’Arsial ha da poco ceduto proprio all’Ater.

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