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Manutenzioni e sviluppo

Perseverare è diabolico. E’ questo quanto si può dire rispetto al programma per le manutenzioni prospettato in questi giorni da Enel, non a caso opportunamente contestato sia dal versante sindacale che da quello datoriale. Dopo decenni in cui Enel ha favorito la polverizzazione delle imprese e dopo una trasformazione a carbone caratterizzata dalla proliferazione di subappalti al ribasso, ora che si apre la nuova partita delle manutenzioni si vorrebbero lasciare al territorio sempre e solo le briciole, condannando le imprese locali ad una condizione di debolezza e di perenne subalternità. Basta. Non servono favori, servono opportunità. Per questo, oggi più che mai è necessario che la riconversione di TN sia finalmente l’occasione per arrivare alla posta maggiore, purtroppo ripetutamente mancata in passato: ovverosia a un processo di deciso consolidamento e crescita delle imprese locali.
Non si tratta di una compito facile, tutt’altro, eppure non si vedono all’orizzonte altre soluzioni. Né tanto meno scorciatoie miracolose. Se infatti appare ovvio e legittimo che le aziende cittadine continuino a richiedere più considerazione nella assegnazione degli appalti, trovando in ciò il nostro pieno sostegno, risulta al contempo chiaro come nell’epoca di Schengen non si possa puntare solo sulle concessioni dell’azienda elettrica. Sarebbe un autentico suicidio: le aziende rimarrebbero comunque in una condizione di dipendenza, più o meno favorevole per alcuni ma complessivamente priva di respiro e comunque destinata a finire qualora Enel decidesse di aprirsi completamente al mercato.
Inutilmente si insegue da anni un riequilibrio dei rapporti con l’azienda elettrica ma l’evoluzione del contesto economico e normativo, nonché i processi di privatizzazione che hanno investito e forse interesseranno ancora la stessa Enel potrebbero non concedere ulteriori opportunità: per questo è quanto mai importante che gli appalti di manutenzione non siano considerati il fine, quanto piuttosto una leva da offrire alle imprese per irrobustirsi, per divenire più autorevoli verso la committenza, per aumentare la presa sui mercati esterni, per ottenere un migliore accesso al credito, per aumentare gli investimenti e guadagnare forza verso i fornitori. In una parola per affrontare con successo la ineludibile sfida dello sviluppo, una sfida a cui anche un partito come Rifondazione Comunista può essere interessato qualora si convenga di procedere in una logica di sistema, di collaborazione estesa per la crescita e l’occupazione, e non già in termini di semplice taglio dei costi e di precarizzazione del lavoro che producono alla fine nient’altro che dequalificazione. Riguardo alle prospettive di buona parte del nostro sistema produttivo siamo dunque a un bivio, dove si impone una scelta: o continuare a litigarsi l’osso o imboccare con decisione la strada della crescita. Un obiettivo che potrà essere raggiunto solo se condiviso e concretamente partecipato da tutti i soggetti interessati, ciascuno con gli strumenti di cui dispone. Enel, innanzitutto, che deve essere chiamata con forza a questa responsabilità attraverso una politica delle manutenzioni che non sia solo trasparente, remunerativa e indirizzata alla qualità anziché al risparmio, ma che soprattutto si basi su appalti di durata consistente, eviti la parcellizzazione dei contratti e permetta di intervenire anche in lavorazioni ad alto contenuto professionale. Cioè tutto quello che l’azienda elettrica non ha mai concesso alle imprese di manutenzione locali. E poi anche offrendo a quest’ultime nuove opportunità, soprattutto nel campo della componentistica, laddove il gran numero di centrali Enel in Italia e nel mondo costituisce certamente un mercato di tutto rispetto per elementi di impianto che potrebbero essere prodotti localmente.
Il Comune, che anziché chiedere all’Enel solo denaro “cash” – peraltro spesso utilizzato per spese correnti – dovrebbe piuttosto tutelare meglio l’imprenditoria e guadagnare per queste occasioni di sviluppo, sollecitare l’azienda elettrica a promuovere nuove attività e ad avviare inedite forme di partenariato, incrementando inoltre i servizi alle imprese. La Regione Lazio, che occorre coinvolgere direttamente e quindi convincere ad istituire un distretto della meccanica e dell’impiantistica, quale strumento propulsivo necessario per il decollo un tessuto produttivo vivo ma indubbiamente ancora troppo fragile.
Il sistema bancario, troppo spesso interessato a drenare risorse dal territorio e poco votato al rischio, al sostegno degli investimenti, e che invece potrebbe avere un grande ruolo nell’azione di supporto alle imprese. La stessa imprenditoria locale, infine, che dovrebbe definitivamente superare la gestione personale/familiare delle proprie aziende per approdare a una dimensione associativa, puntando con decisione sulla crescita dimensionale, sulla fusione di imprese e sulla integrazione consortile.
Rifondazione Comunista è sommamente interessata all’aumento dell’occupazione, nonché alla tutela del salario e delle condizioni di lavoro: obiettivi che in questa città possono realizzarsi anche attraverso un sano sviluppo delle imprese locali. Sia private che di natura cooperativa. Se i soggetti sopra citati e l’intera comunità viaggeranno in tale direzione comune, coinvolgendo anche l’Autorità portuale e la stessa Tirreno Power, guadagnando inedite prospettive per la cantieristica e la realizzazione di componenti, migliorando le condizioni di contesto in tema di viabilità, logistica, sostegno finanziario e servizi, forse per il settore delle manutenzioni potrà aprirsi un futuro più roseo. Serve un progetto generale. Sulle possibilità di concretizzare una simile prospettiva la politica è quindi chiamata ad aprire un dibattito serio.

 

Roberto Bonomi

Daniele Perello

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