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Operazione ''Sfinge'': arrestati tre ristoratori di Tarquinia

Stamattina all’alba sono stati eseguiti 12 arresti da parte degli uomini della Squadra mobile e della Digos di Viterbo L’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina L'organizzazione gestiva il traffico di stranieri provenienti dall’Egitto

Stamattina all’alba sono stati eseguiti 12 arresti da parte degli uomini della Squadra mobile e della Digos di Viterbo L’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina L'organizzazione gestiva il traffico di stranieri provenienti dall’Egitto

di ALESSANDRA ROSATI

OPERAZIONETARQUINIA – Sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Oggi all’alba sono state arrestate dodici persone, tra le quali anche tre ristoratori di Tarquinia: Domenico Nuzzi, di 35 anni, il padre Gaetano Nuzzi, di 70 anni del bar-ristorante San Marco e Pietro Piccioni di 31 anni, gestore del ristorante Dakota. Gli arresti, eseguiti su ordine del gip della Procura di Viterbo Gaetano Mautone nell’ambito dell’operazione ‘’Sfinge’’ condotta dalla squadra mobile della questura di Viterbo e dalla Digos, guidata dal dottor Fabio Zampaglione, hanno portato a sgominare una vera e propria struttura organizzata composta da imprenditori del Viterbese ed egiziani, che gestivano il traffico di immigrati clandestini provenienti dall’Egitto. A capo dell’organismo sarebbe stato l’imprenditore del Viterbese, Volfango Starnini, 46 anni, considerato il faccendiere della situazione e due egiziani Omar Sarim El Sayed, 41 anni, e Mohamed Ibarhaim Amasha, 41 anni, entrambi residenti a Viterbo. I tre gestivano il traffico di immigrati dall’Egitto in Italia con la complicità di ristoratori, albergatori e imprenditori del Viterbese. Tutti gli imprenditori – tranne i tre capi dell’organizzazione rinchiusi presso il carcere di Viterbo Mammagialla – sono agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in concorso tra loro. Nella rete dei poliziotti, tra gli altri sono finiti Floriana Fabriani, 49 anni, residente a Monteromano, Ivo Gobbino di 70 anni e il figlio Carlo, di 38 anni, gestori del ristorante ‘’Il Padrino’’ a Viterbo, Annunziata Manzi, 49 anni, di Montefiascone, i tre tarquiniesi, le mogli dei due egiziani ed anche un genero. OPERAZIONESecondo la ricostruzione degli inquirenti (l’inchiesta è coordinata dalla pm Paola Conti ed è partita a seguito di segnalazioni di alcuni immigrati) Starnini – noto anche per essere il rappresentante legale di un’associazione di consumatori Associvici della Tuscia che si occupava di pratiche con la Prefettura ottenendo deleghe da impenditori della provincia -, avrebbe fornito l’appoggio interno ai due egiziani che immettevano nel territorio italiano gli immigrati. Nello specifico, Amasha rappresentava il ponte di collegamento estero con l’Egitto e la Francia e forniva le fotocopie dei passaporti dei cittadini egiziani che intendevano arrivare in Italia. Amasha, in particolare, teneva anche costanti contatti con un altro egiziano, residente a Città del Cairo, che aveva il compito di reclutare suoi connazionali che volessero emigrare in Italia e di proporgli di affidarsi ai suoi complici per ottenere il permesso di soggiorno in cambio di denaro. Starnini e Omar, dal canto loro, lavoravano per individuare gli imprenditori disposti a realizzare false assunzioni, necessarie agli egiziani ad ottenere il nulla osta per l’Italia. Secondo quanto accertato dagli investigatori, attraverso un’indagine durata mesi e iniziata alla fine dello scorso anno, gli egiziani per l’operazione d’ingresso in Italia erano costretti a pagare ben 7mila e 500 euro ai capi dell’organizzazione e 1500 euro agli imprenditori confacenti. Starnini in Italia avrebbe reperito l’appoggio di una consistente rete di imprenditori, dislocati tra Viterbo, Montefiascone, Monteromano, Bomarzo e appunto Tarquinia. Una volta ottenuto l’ok dai ristoratori, albergatori ed imprenditori vari, Sternini e Omar presentavano in prefettura la regolare documentazione per la richiesta del nulla osta stagionale per motivi di lavoro. La copia dei documenti veniva poi inviata in Egitto dove Amasha otteneva presso l’Ambasciata italiana il visto d’ingresso. Una volta arrivati in Italia poi gli immigrati sparivano, anziché recarsi nel posto di lavoro. Gli imprenditori, dunque, avrebbero finto assunzioni, mediante falsi contratti di lavoro che prevedevano apposite richieste di assunzione presso la prefettura. OPERAZIONEE tutto ciò in cambio di denaro, incassando per l’appunto mille e cinquecento euro per ogni immigrato che in questo modo aveva il viaggio in Italia garantito. In diverse occasioni, in soccorso di chi non era in condizioni di pagare l’anticipo, intervenivano altri immigrati egiziani residenti in Francia, che attraverso la Western Union, accreditava i 1.500 euro all’organizzazione. Oltre quaranta sarebbero gli egiziani che avrebbero pagato per ottenere i documenti e dunque il viaggio sicuro, ma potrebbero essere molti di più. Potrebbero, inoltre, esserci ulteriori sviluppi per quanto riguarda un’altro filone d’indagine. L’operazione, scattata alle 3 di stamane, ha visto l’impiego di 100 uomini della polizia che hanno passato al setaccio tutta la provincia di Viterbo, visto che alcuni imprenditori risultavano avere diverse residenze. Al blitz hanno preso parte anche gli uomini del Commissariato di Tarquinia. L’accelerazione al concretizzarsi dell’operazione sarebbe dipesa dalla notizia appresa dagli investigatori che i due egiziani stavano per lasciare l’Italia. Per le indagini gli uomini della polizia si sono avvalsi di tutti gli strumenti tipici, come appostamenti, pedinamenti e intercettazioni.

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