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Ottantaquattro edifici abusivi tempestati di amianto

Tarquinia. Rase al suolo ieri le ultime 3 costruzioni. Rinvenute oltre 40 tonnellate del minerale nocivo per la salute Marco Acciari: «Questa gente viveva in una bomba igenico-sanitaria»A ridosso della foce del fiume Marta sarà realizzata una grande oasi verde con laghetto e piante autoctone

Tarquinia. Rase al suolo ieri le ultime 3 costruzioni. Rinvenute oltre 40 tonnellate del minerale nocivo per la salute Marco Acciari: «Questa gente viveva in una bomba igenico-sanitaria»A ridosso della foce del fiume Marta sarà realizzata una grande oasi verde con laghetto e piante autoctone

TARQUINIAdi ALESSANDRA ROSATI

TARQUINIA – Sono stati abbattuti ieri mattina gli ultimi tre casotti della lunga schiera di costruzioni abusive situate lungo la foce del fiume Marta. L’abbattimento, eseguito dalla ditta incaricata dei lavori da parte della Regione Lazio, è stato necessario per terminare le opere di messa in sicurezza della località balneare del Lido a rischio esondazione. La Pisana ha stanziato 6,2 milioni di euro per i lavori di arginatura del fiume Marta, a rischio esondazione nel caso di piogge e maltempo. La zona del Lido è infatti segnalata con il massimo livello di rischio idrogeologico (R4 Pai) e per la messa in sicurezza dell’area, necessaria anche per sbloccare l’edificabilità dei lotti del Lido, da tempo si era reso necessario l’intervento di arginatura del fiume su entrambi i lati. L’abbattimento delle case situate lungo l’argine destro, nella sponda del Lido, è entrato nel vivo circa quindici giorni fa, ed ha fatto registrare anche momenti di tensione e di disordine pubblico che hanno richiesto pure l’intervento delle forze dell’ordine per sedare le proteste di alcuni proprietari degli 84 casotti rasi ormai al suolo. Nonostante l’incredulità di molti, convinti che le minacce della Regione Lazio di abbattere le costruzioni abusive non si sarebbero mai tramutate in realtà, fortunatamente è stata messa la parola fine a quello che si è peraltro rivelato un vero e proprio scempio abientale e sanitario. Con l’abbatimento dei casotti sono state infatti rivenute oltre 40 tonnellate di amianto utilizzato per la costruzione delle abitazioni. «Queste persone – ha spiegato Marco Acciari della segreteria dell’assessorato all’Ambiente della Regione Lazio intervenuto sul posto ieri mattina – vivevano in una condizione di vera e propria emergenza sanitaria e idraulica». Come si ricorderà i proprietari delle costruzioni avevano avanzato ricorso al tribunale delle acque per opporsi all’abbattimento delle case, ma il Tar ha poi dato ragione all’Ardis che attualmente sta procedendo con i lavori di messa in sicurezza del fiume. «Abbiamo salvato la gente – dice ancora Acciari – vivevano all’interno di una bomba sanitaria pericolosissima». Secondo le previsioni della Regione Lazio, i lavori irdaulici, di arginatura del fiume sulla sponda destra (quelli relativi alla sponda sinistra, nel lato di Marina Velca, sono terminati ormai da tempo), saranno conclusi a fine giugno. Poi si procederà con la realizzazione delle ‘‘Porte vinciane’’ che creano un passaggio delle acque a tenuta stagno. Questo tipo di intervento ha richiesto una variante in corso d’opera per la tutela TARQUINIAdella darsena dove passano alcune piccole imbarcazioni. Tutta l’area poi sarà trasformata in un’ampia area verde, una sorta di oasi, con tanto di laghetto e la piantumazione di specie autoctone. «Secondo le nostre previsioni nella zona dovremmo realizzare anche un’area giochi – ha detto Acciari – ma prima dovremo fare i conti con i soldi. Rispetto alle previsioni iniziali abbiamo incontrato diverse sorprese, che ci hanno costretto a spese maggiori rispetto al previsto. Basti pensare che sono stati spesi 600mila euro solo per l’abbattimento delle case e lo smaltimento dell’amianto non certo previsto». Insomma per la fine dell’estate la foce del Marta avrà cambianto completamente aspetto a tutto vantaggio di una migliore fruibilità per i turisti e di una maggiore sicurezza dell’intera zona. Operatori e residenti possono dunque tirare un sospiro di sollievo.

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