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Polo Universitario, il Senato accademico non ha deciso nulla

di NICOLA PORRO

 

le vicende del nostro Polo universitario hanno impresso una accelerazione al dibattito sull’insediamento accademico territoriale e sulle sue prospettive strategiche. Sono anche circolate in questi giorni informazioni inesatte che possono causare ulteriori equivoci e interferire sui percorsi decisionali che siamo chiamati a sviluppare per salvare il nostro Polo, rifondandolo e ridefinendone la missione. Va ricordato, ad esempio, che non esiste nessuna delibera del Senato accademico della Sapienza circa la dismissione delle sedi di Civitavecchia e Pomezia, bensì soltanto un pronunciamento del Consiglio di amministrazione della Sapienza che cerca di esercitare una pressione sull’organo decisionale, che è il Senato accademico. In sostanza, siamo in presenza di una battaglia che si inscrive nella campagna elettorale per il nuovo Rettore e il rinnovo degli organi accademici del più grande Ateneo d’Europa. Altrettanto arbitrario è il tentativo di accreditare come riforma ‘in atto’ l’approvazione parlamentare della legge 112, che all’articolo 16 ipotizza la possibilità (non l’obbligatorietà!) di affidare a Fondazioni di diritto privato la gestione degli Atenei. Questa possibilità è peraltro esposta a un giudizio di costituzionalità, dato che assegnerebbe a soggetti privati la titolarità del valore legale della laurea, riservata allo Stato, e darebbe vita a una mostruosità giuridica, visto che il personale pubblico delle Università si troverebbe a dipendere da enti di diritto privato. La stessa legge, peraltro, non potrebbe andare a regime prima del 2013… Quanto agli umori circolanti in ambiente universitario, mi limito ad allegare il documento votato all’unanimità dai rappresentanti di tutte le organizzazioni del personale universitario (comprese quelle politicamente vicine al governo in carica) e degli studenti nel corso dell’Assemblea svoltasi all’Aula Magna della Sapienza lo scorso 22 luglio.

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