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&quot;Un cuore semplice&quot;, spettacolo troppo pensato <br />

PAIATOdi LUCA GUERINI

CIVITAVECCHIA – Che Flaubert sia maestro di raffinatezza è noto a tutti e della bravura di Maria Paiato ne sono testimonianza i riconoscimenti conquistati durante tutta la sua carriera, ma il teatro non risponde ai canoni della matematica. Lo ha ben capito la platea del Traiano che sabato sera, durante le festività natalizie (vale la pena ricordarlo), ha assistito a “Un cuore semplice”, il monologo promosso fuori abbonamento da Pino Quartullo. Nonostante il prezzo del biglietto fosse stato notevolmente ridotto, nella platea latitavano i giovani fortemente voluti dal direttore artistico. Ha lasciato perplessi i pochi spettatori presenti soprattutto la forma, in quanto il testo è uno dei più importanti del verismo francese, quindi della realtà presentata senza artificiosità sulla pagina scritta. L’attrice, infatti, ha interpretato tutti i personaggi che ruotano intorno alla povera Felicité senza caratterizzazioni e con un tono PAIATOnarrativo vistosamente pensato per la lettura privata e non per la declamazione o per una piece teatrale. Ad altri spettatori, identificabili però non tra gli abbonati, lo spettacolo è invece piaciuto e hanno applaudito i momenti di lirismo a cui la Paiato ci aveva già abituato con «Cara professoressa». L’interpretazione dell’attrice si è mossa su più corde e la regia l’ha seguita quasi impassibile. La musica, le scene e i costumi hanno cercato di dare quegli accenti a cui, sicuramente, Flaubert non ha pensato nemmeno.

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