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Santanchè: «Prostituzione, è una battaglia culturale»

FORUMROMA – «E’ una questione culturale, ci sono da vincere un retaggio antico di 2000 anni per il maschio, la logica consumistica che rende tutto più difficile, fino a far quasi scomparire il senso stesso dell’amore, che è sacrificio. E soprattutto, c’è da mettere un freno allo sfruttamento delle schiave del sesso». Daniela Santanchè sintetizza così la sua posizione sul problema della prostituzione. Nel forum svoltosi a Rete Oro, dove in serata l’esponente della Destra è stata ospite della trasmissione ‘‘Nonsolopolitica’’ di Lucio Vetrella, Santanchè ha risposto alle domande di tre direttori di quotidiani: Massimiliano Grasso (la Provincia), Roberto Rossi (Ore 12) e Alberto Sava (La Voce).
«Ho presentato la proposta referendaria – spiega Santanchè – non per abrogare la legge Merlin, di cui condivido i principi, ma per far mettere in agenda ad un Governo che ha indicato la sicurezza tra le priorità da affrontare, il problema della prostituzione, intimamente legato alle questioni della sicurezza. Poi è arrivata la bozza di ddl Maroni-Carfagna (che oggi dovrebbe essere discussa in Consiglio dei Ministri, ndr) e a me sta benissimo: se approvano quel testo, sospenderò la raccolta di firme per il referendum». Il Governo in sostanza vuole eliminare la prostituzione dalle strade, ma come pensa che poi si debba agire? «Non mi illudo di credere che la prostituzione si possa eliminare. Del resto, io sono per l’autodeterminazione della donna. Il Governo, dopo 50 anni, ha mosso un passo nella giusta direzione: far cessare la situazione di impunità che attira i clandestini in Italia, sono certa che i flussi di schiave del sesso nei prossimi mesi diminuiranno. Per quanto riguarda l’alternativa, non mi piacciono né i vecchi bordelli, né gli eros center, che sanno tanto di ghetti a luci rosse. Ritengo che il modello migliore sia quello dei club spagnoli, con camere a disposizione. Per quanto riguarda i condomini, si abitueranno, del resto le italiane già ricevono in casa: dà più fastidio una discoteca. Poi bisognerà regolarizzare tutto: controlli sanitari e fiscali compresi».
Parole difficili da digerire per il Parlamento della cattolicissima Italia: «Infatti per 50 anni non se ne è parlato, fino al Governo Prodi che ha vantato un ministro dell’Interno che diceva ‘meglio velate che veline’ e faceva nascere moschee come funghi. Anzi, sa cosa le dico? Che dovremmo avere il coraggio di dire: ‘chiudiamole’, se non si sa con certezza chi sono certi imam. E’ sempre una questione di regole e di non fare come gli struzzi. Torniamo alla Spagna: leggi chiare, burocrazia ridotta, un popolo che non è sfiduciato come il nostro… Così si riparte».
A proposito, cosa c’è nel futuro politico di Daniela Santanchè? «Il dibattito è aperto. Storace e Buontempo fanno i duri e puri. Per quanto mi riguarda, ho il dovere di non tradire il milione di italiani che mi hanno votato, la fiamma mi emoziona sempre, ma la politica oggi è indirizzata verso un bipartitismo. E fra Berlusconi e Veltroni, non è certo Silvio il mio nemico».

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