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Tvn, consiglio provinciale aperto: al primo appello la seduta non &egrave; valida<br />

CIVITAVECCHIA – Si è aperto poco dopo le 15,30, in via Saffi a Viterbo, il consiglio provinciale aperto indetto dal presidente Alessandro Mazzoli in accordo con tutte le istituzioni del territorio per discutere della ricoversione a carbone della centrale Enel Torre Valdaliga nord di Civitavecchia. Al primo appello la seduta non è però risultata valida. Il secondo appello è stato fissato per le 16.35. Il consiglio provinciale di oggi è particolarmente importante visto che sul tavolo di discussione c’è il polo energetico più grande d’Europa. “La riconversione a carbone di Tvn – scrivono in una nota i no coke di Tarquinia – è un problema che riguarda la salute dei cittadini che vivono nei comuni dell’Alto Lazio, nella Bassa Toscana, a Roma e nella sua provincia”. Più volte la Provincia di Viterbo ha ribadito il suo no al carbone anche in assise congiunta con la Provincia di Roma che sarà interessato, come la Tuscia e le regioni vicine, delle ricadute del carbone. Il no al carbone è giunto anche dal Comune di Roma, da altri sindaci dei comuni interessati, dal ministro per i Beni ambientali e dal ministro della Salute Livia Turco che, comprendendo grazie agli esperti e ai medici le gravissime malattie che causa l’utilizzo del carbone, ha scritto al collega Bersani chiedendo una nuova e completa Valutazione di Impatto ambientale. Nei giorni scorsi, anche l’Arpa ha scritto a Bersani con inconfutabili e gravi motivazioni, ma il ministro, già denunciato dai cittadini, nulla ha ancora fatto per riaprire la Valutazione di Impatto ambientale. La denuncia è ora giunta al Tribunale dei ministri. “Qualche sindaco – lamentano i no coke – sta barattando la salute dei cittadini (alzando perfino il prezzo grazie alle battaglie della popolazione), con le compensazioni che arrivano dalla società elettrica”. “Il primo obbligo di un sindaco – prosegue il comitato – è difendere la salute delle popolazioni. È una cosa vergognosa quanto sta accadendo, non si devono accettare soldi da chi ci fa del male e poi ci paga – tuonano in coro i cittadini che si battono contro il carbone – e non ci sono scuse di alcun tipo perché la salute non ha prezzo. Noi, nonostante la stanchezza, continuiamo a batterci con tutte le nostre forze. Lo facciamo soprattutto per i nostri figli. L’eredità che vogliamo lasciargli non sono veleni prodotti dal carbone”. Intanto è già polemica sulla mancanza del numero legale. Il consigliere Massimo Gemini (An): “Dal consiglio che si era svolto a Roma non è seguito nulla, ecco perché non manteniamo il numero legale”. Il presidente Alessandro Mazzoli. “E’ agli atti un documento della maggioranza, quindi non c’è nessun problema politico né uno a riferire. C’è solo il ritardo di un consigliere, si tratta solo di consentire l’avvio di questo consiglio e a chi è venuto di potersi pronunciare”. Il consigliere Paolo Equitani (Fi). “Non vogliamo fare da supporto a nessuno: dovete garantire il numero legale”. Parla un esponente del comitato. “E’ una questione di civiltà e impegno: questi discorsi non li vogliamo sentire”. Il consigliere Francesco Bigiotti (Udc). “Non si tratta solo di un consigliere fuori tempo massimo: anche a Roma è stata la minoranza a garantire il numero legale, evidentemente è un argomento che non vi sta a cuore. Ho già una mozione, ma non si può continuare su questa strada”. Il consigliere Riccardo Fortuna (Rc). “Stigmatizzo l’assenza dei consiglieri. Se non verranno mi sposterò nell’aula al piano di sotto per discutere”. Il presidente del consiglio Federico Grattarola chiede un incontro coi capigruppo.

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