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Tvn, Mazzoli: &quot;Nell'immediato serve il monitoraggio dell'ambiente&quot;<br />

CIVITAVECCHIA – Soltanto dopo quasi due ore dall’inizio la seduta del consiglio provinciale aperto indetto sulla riconversione a carbone di Torre Valdaliga nord di Civitavecchia  è valida. Il presidente Mazzoli: “Mi scuso per il ritardo con cui inizia questo consiglio che affronta un tema importante: la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia. Ringrazio tutti i consiglieri per aver fatto prevalere le ragioni della società e aver consentito di aprire i lavori per fare il punto della situazione e quindi un passo in avanti. La Provincia ha seguito con forte preoccupazione la vicenda della riconversione, perché ha sempre manifestato contrarietà. Nonostante ciò, diversi anni fa fu autorizzata la riconversione. Che mina il nostro territiorio, e il modello di sviluppo che da sempre si porta avanti, fondato sul patrimonio. Abbiamo preso posizioni importanti per evitare la riconversione, sia in incontri istituzionali che nelle manifestazioni. Sulla base di queste prese di posizione e di fronte alle posizioni dei cittadini, il 21 maggio c’è stato un consiglio congiunto con la Provincia di Roma per riaprire la conferenza dei servizi ministeriale per una nuova indagine sull’impatto abientale. Abbiamo ricevuto il 23 luglio 2007 la risposta del ministero delle Attività produttive che dice che la richiesta è fuori dal quadro giuridico, perché non emergono elementi di illegittimintà per riaprire la conferenza. A seguito di questa presa di posizione del ministero è proseguito il lavoro coordinato dalla Regione in ordine di salute e impatto ambientale. E’ stato istitutio un osservatorio. La nostra posizione è di chiedere ancora la riapertura della conferenza dei servizi, ma nell’immediato serve un monitoraggio reale dell’ambiente dell’area su cui impatta il polo energetico. E serve adesso, per avere un riferimento certo rispetto al quale gli enti possano intervenire. Altrimenti qualunque presa di posizione rischia di non avere basi solide né seguito. E’ uno strumento di controllo senza il quale la salvaguardia del territorio risulta vana”. Il consigliere Bigiotti presenta invece  una mozione con la quale si chiedono le dimissioni del ministro Bersani. “La nostra disponibilità è stata chiara da sempre. Siamo di fronte al festival dell’ipocrisia. Il carbone a Civitavecchia ha un solo responsabile: il ministro Bersani, che ha detto di essere a favore, contro tutti, cittadini e ministri del suo stesso governo. La mozione è un’opportunità per uscire dall’ipocrisia”. Illustra quindi la mozione, nella quale si spiega che l’iter della centrale prosegue, che il consiglio si è espresso in maniera contraria, che non vengono recepite le indicazioni del protocollo di Kyoto, che Bersani si è mostrato sordo alle richieste dei cittadini, che Bersani si è rifiutato di riaprire la conferenza dei servizi. Da qui la richiesta delle dimissioni”. Il presidente Mazzoli: “Le mozioni si votano alla fine”. Il consigliere Fortuna: “Chiedo un’integrazione alla mozione. Che venga sottolineato che la linea portata avanti da Bersani è quella che intraprese Berlusconi”. Il consigliere Bigiotti: “Accoglo la sua integrazione”. Il consigliere Cuzzoli: “Come Forza Italia votiamo a favore”. Il consigiere Gemini: “E’ una mozione di merito che va a individuare la figura responsabile della riconversione a carbone. Anche la proposta del presidente di fare un monitoraggio non può essere celere è una boutade. Siamo come minoranza tutti d’accordo nel chiedere al consiglio di esprimersi su questa mozione”. Il consigliere Bruziches: “Puntualizzo che non è stato raggiunto nessun accordo nella conferenza dei capigruppo. Al ministro Bersani più che chiedere le dimissioni che non impediscono la riconversione, sarebbe il caso di trovare azioni di tutela per la sulute dei cittadini. Questa mozione è strumentale. Sarebbe bene fare una mozione unitaria. Questa mozione non sarà votata. Chiedo di mettere in moto tutti quei meccanismi a tutela della salute dei cittadini. Cerchiamo quindi una sintesi del consiglio provinciale che ribadisca al ministro di riaprire la conferenza dei serivizi e di attivare i meccanismi per la tutela”. Il consiglire Equitani: “Arriviamo a questo consiglio dopo una serie di incontri e mi pare che ci sia stato un tentativo di arrivare a una soluzione unitaria. Le cose divergono quando facciamo per due volte un tentativo e non otteniamo nessun effetto. Questa volontà di dare discontinuità a questo modo di fare si perde quando vi mettete dientro una cortina di ferro per tutelare ministri del vostro stesso partito. Noi dobbiamo difendere i nostri cittadini. E’ doveroso dire ‘hai sbagliato’. Con la mozione di bigiotti finisce anche un equivoco e capire chi vota e chi non vota. Su questo argomento dobbiamo tornarci con altri sistemi non con quello del dialogo perché abbiamo visto che non arriviamo da nessuna parte”. Il consigliere Vincenzo Bruni (An). “A Roma non abbiamo partecipato alla votazione perché avveniva 10 giorni prima delle elezioni, ci sembrava strumentale, pur condividendo il concetto. I dati sono drammatici, siamo contro la realizzazione. Allora era un gioco preelettorale, una farsa. Oggi vogliamo sollevare un po’ di polvere: se votiamo l’ennesima mozione nella quale si chiede di ripensare, non otterremo niente. Serve un atto forte. La richiesta di dimissioni ha più significato”. Il consigliere Massimo Miccini (Rc). “Se deve partire una lezione per chi ci governa, questo esperimento è ottimo. Liberiamoci dai lacci. Però bisogna essere seri: anche il sindaco di Civitavecchia è corresponsabile, così come il precedente governo”. Il consigliere Tonino Zezza (Pd). “Sono contrario a ciò che dice Bersani, non mi è neanche simpatico. Il consiglio deve impegnare il presidente della Provincia a chiedere ciò che può chiedere. E’ ridicolo impegnarlo a fare una cosa che non può fare. Voteremmo una cosa senza senso”. Il consigliere Bengasi Battisti (Pd). “E’ un momento delicato, occorre fare attenzione a come ci poniamo su questo problema, per evitare che le vere emergenze ambientali si trasformino in momenti di strumentalizzazione. Sono tra quelli che la pensano diversamente da Bersani, sono anche consapevole che questa mozione produrrebbe solo uno spazio a caratteri più grandi sui giornali ma nessun effetto concreto. Con la centrale c’è qualcuno che si arricchisce di più rispetto ad altri. Voglio capire come tentare di fermare qualcosa che sappiamo essere un danno per la salute dei cittadini. Nel frattempo i lavori vanno avanti. Che fine ha fatto lo sciopero della fame? E’ serio stare qui a discutere delle dimissioni di Bersani? La mia posizione è diversa dalla sua, ci sono state tante occasioni per farlo presente. Non ho problemi a votare ma non serve. Vogliamo tornare sotto Palazzo Chigi? Facciamolo. Mi impegno a starci per 7 giorni con la fascia tricolore, non a stare per 48 ore sui giornali”. Il consigliere Giulio Marini (Fi). “Ricordo alcuni passi che vedono la Provincia contraria alla riconversione a carbone della centrale. In politica si pagano le conseguenze di ciò che si fa: se quella mozione doveva avere un risultato non lo ha dato, sicuramente non conta ciò che ha presentato Bigiotti, però non conta più nulla. Il ministro Bersani si è messo a ridere rispetto al documento uscito dai consigli congiunti: presentando la mozione di Bigiotti almeno avremo fatto il nostro dovere”. Si vota: il consiglio approva. Il consigliere Bigiotti (Udc): “Ringrazio i consiglieri di Rifondazione per la coerenza, ma stignmatizzo le parole del consigliere Zezza perché niente di politica è ridicolo. E ancora il consigliere Battisti perché premette e promette e inoltre il presidente MAzzoli perché non si prende mai le sue resposabilità”. Il consgiliere Battisti: “Sotto Palazzo Chigi a manifestare io c’ero e non ho mai visti rappresentati dei comuni di Caprarola, Bolsena..”Il consigliere Zezza: “Io non ho detto che è ridicolo Bigiotti ma che è ridicolo chiedere cose che non ci competono”. L’avvocato Carruba, commissario dell’Arpa: “Vi illustrerò cosa sta facendo l’Arpa in questo momento di ricostruzione della centrale a carbone. Arpa lazio è l’autorità ambiebtale autonoma della Regione Lazio, che misura quello che c’è nel territorio e fornisce supporto tecnico scientifico per la comprensione di fenomeni ambientali. In questa situazione siamo stati coinvolti da Marrazzo che ci ha chiesto di intestarci una progettazione di monitoraggio ambiebntale dell’area di Civitavecchia. Premetto che già oggi è presente nel territorio di Civitavecchia sia con controlli ordinari sulle emissioni attualmente in funzione sia con la rete di monitoraggio dell’aria. Abbiamo inoltre istituito per Civitavecchia un tavolo tecnico a cui partecipano i soggetti istituzionali interessati e le due province. Partecipano anche cnr e università della Tuscia. Questo tavolo ha prodotto un porgetto di valutazione di inquinamento ambientale dell’aria di Civitavecchia. Il progetto è ambizioso e ampio e siamo in grado di attivarlo ma abbiamo un problema di risorse. Ho chiesto alla Regione di trovare le soluzioni necessarie affinchè arpa lazio possa coordinare il progetto e portarlo avanti anche alla luce della riconversione della centrale. In questi mesi abbiamo fatto un ulteriore passo. Abbiamo rilevato alcune carenze nell’autorizzazione del 2003 per la riconversione. Questa autorizzazione non è in linea con la normativa del 2005 che prevede per questi impianti delle prescrizioni severe sotto il profilo delle misure degli inquinanti e dei controlli che gli enti preposti devono fare. Il ministero competente su questo ha aperto un fascicolo per valutare la necessità di tornare sull’autorizzazione del 2003 per modificarla e integrarla. Non vi nascondo che il nostro compito è delicato e complesso perché è un tipico settore dove la competenza confinano e sconfinano su temi di natura di tutela della salute in senso stretto che è un compito che non ha Arpa lazio”. Il senatore Fernando Rossi: “La questione energetica è la cartina di tornasole della nostra classe politica. Non si può fare una gara a chi è più innovatore: bisogna utilizzare la scienza per ridurre i consumi. Alcuni Stati hanno avviato nuove tecnologie: Svezia e Germania col sole fanno il 20 per cento del fabbisogno energetico. Così Roma risparmierebbe milioni di euro. Ma invece di questo medoto prevale chi vuole fare i soldi. Non li abbiamo per precari e pensionati ma li sperperiamo. Ci sono Stati che fanno pagare una penale a chi incenerisce i rifiuti. Noi diamo il premio per le fonti assimilabili. Nessuno può fermare questa macchina perché i politici vengono tirati per la giacchetta. In America è dal ’95 che non fanno più gli inceneritori perché fanno male alla salute. Esiste la tecnologia dei rifiuti zero: nulla si crea e nulla si distrugge, si sa dal quarto secolo prima di Cristo. I nostri politici però ci dicono che l’età media sta crescendo, ma per altri motivi. A Napoli e Caserta non c’è più una pecora viva. Anche in Vajont ci fu una giornalista che fu denunciata perché denunciava l’allarme. Una centrale a carbone produce decessi. E’ criminale, ma dietro c’è l’economia e non se ne parla, anche se tutti lo sanno. Bisogna recuperare il recuperabile. Siamo dentro una grande trappola mediatica, eppure ci sono dati da più fonti. Se Marrazzo o Bersani devono capire che si sta facendo quanto fatto nel Vajont. E l’Enel non pensi di cavarsela con 60 milioni di lire per morto come nel Vajont. I danni la centrale li ha prodotti a Civitavecchia e li produrrà con questa a carbone. I danni dell’Enel dovranno essere rimborsati”. Il dottor Mauro Mocci (Medici per l’ambiente). “Vorrei fare delle domande. Cosa devono fare i cittadini in assenza totale delle istituzioni? Sulla questione c’è una letteratura di 5 anni. C’è la lettera del ministro della Salute che chiede la formale convocazione della conferenza dei servizi sull’impatto ambientale, cui si aggiunge la richiesta dell’Arpa. Ci siamo accorti che l’Arpa dice che la centrale non è in regola e così non può funzionare. Quella centrale è abusiva. L’Arpa Lazio ritiene che sussistano le condizioni per un riesame dell’atto autorizzativo. Il decreto è stato firmato il 24 dicembre del 2003, e già questo la dice lunga. La comunità europea ci dice che abbiamo ragione. Bersani ha risposto di aver dato incarico di esaminare la situazione. Importiamo energia dalla Francia perché costa di meno, è un problema di mercato. L’ennesima bugia di Bersani è che dobbiamo avere più carbone perché l’Enel ne fa poco. Ma l’Enel ha prodotto energia elettrica con il carbone per il 25,4 per cento, pari al gas. Cosa devono fare i cittadini? Se le istituzioni non riescono a difendere i cittadini, gli amministratori devono dimettersi. E non vale l’ipotesi che chi viene dopo sarà peggio. Mi stanno facendo accertamenti sul conto corrente, solo perché mi sono comprato casa: chissà cosa cercavano, da chi pensavano fossi pagato. Così non può funzionare”.

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