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Carbone, la realtà dei fatti

Le buone intenzioni che animano il sindaco Moscherini nel suo confronto con l’Enel non cambiano la sostanza delle cose. Il registro della salute ( meglio definirlo delle malattie), i medici sentinella , il canone ambientale ( ovvero soldi in cambio di sofferenza ) sono inutili specchietti per le allodole che vorrebbero, da una parte, farci credere che il carbone non fa male e, dall’altra, rassicuraci che, se qualcosa dovesse accadere, le “ sentinelle” ci avvertirebbero in tempo. Quiesta è una colossale mistificazione. Il principio di precauzione, nella formulazione accolta dai trattati multilaterali sulla protezione dell’ambiente, presuppone, come è noto, una sorta di inversione dell’onere probatorio, ponendo a carico di chi intende svolgere una certa attività rischiosa ( e non a carico delle vittime potenziali) l’onere di dimostrare che quella attività non crea una minaccia per l’ambiente e l’habitat umano, nonché l’onere di adottare le misure idonee a fugare i rischi potenziali collegati o conseguenti all’attività considerata. In poche parole non siamo noi che dobbiamo dimostrare sulla nostra pelle o su quella dei nostri figli che il carbone fa male scrivendo il nostro nome su un registro quando sarà troppo tardi per rimediare, ma è compito dell’Enel dimostrare che il suo carbone “pulito” non danneggia l’ambiente. La ormai famosa nota dell’esperto Enel , che consigliava di coltivare a Civitavecchia fiori e non vegetali destinati all’alimentazione, già da sola dimostra che ciò non è possibile ed allora ci si dice che il carbone inquinerà meno di prima come se, conoscendo il prima, in un territorio in cui insistono altre centrali , un porto pestifero ed un traffico intenso, questo ci rendesse tranquilli. Un mole impressionante di dati scientifici conferma la gravità dei danni causati dai prodotti della combustione del carbone ed in particolare dalle polveri fini che passano nel sangue in pochi secondi superando facilmente il filtro polmonare. Tutti gli organi sono, quindi, danneggiati da queste polveri e non ci vogliono anni perché questi danni si manifestino ma, come nel caso dell’infarto cardiaco, poche ore ( avete letto bene : ORE). Quello che doveva essere “ osservato” è stato già osservato, quello che si doveva sapere, si sa. Non si tratta più di precauzione, ma di prevenzione Ogni colpevole ritardo nel fare ciò che è necessario per tutelare seriamente la salute dei cittadini sarà responsabilità di tutti coloro che , istituzionalmente, ne hanno il compito.

Marco Di Gennaro

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