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Civitavecchia, tanti soldi ben utilizzati

L'Autorità  Portuale locale ਠquella che dal 1998 al 2006 ha ottenuto più fondi pubblici, riuscendo ad avviare il maggior numero di opere

L'Autorità  Portuale locale ਠquella che dal 1998 al 2006 ha ottenuto più fondi pubblici, riuscendo ad avviare il maggior numero di opere

Oltre 350 milioni di euro spesi negli ultimi otto anni sui 413 milioni assegnati per le opere di ampliamento dei tre scali del Network. E’ più che lusinghiero per l’Autorità  Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta il bilancio che emerge dai dati elaborati dal Ministero dei Trasporti che prendono in considerazione le varie fonti di finanziamento pubblico per la realizzazione di infrastrutture e la percentuale del loro utilizzo nei porti italiani. Stando alle tabelle ministeriali infatti, Civitavecchia à¨, in assoluto, quella che ਠriuscita ad ottenere la maggiore quantità  di fondi rispetto a tutte le altre ventisette Autorità  Portuali della penisola. A fronte di un finanziamento totale, dal 1998 al 2006, di circa tre miliardi e settecento milioni di euro, che racchiude i fondi ordinari del ministero delle Infrastrutture, più quelli della legge 413 del 1998 (rifinanziata tramite la 488 del 1999, la 388 del 2000 e la 166 del 2002) ma che esclude i fondi erogati dal Cipe per le cosiddette opere strategiche della Legge Obiettivo, Civitavecchia ha ottenuto fondi per 413 milioni di euro, seguita da Genova con 398 milioni di euro e da Napoli con 325 milioni. Ma il vero record ascrivibile prima alla gestione Nerli (fino al 2000) e poi soprattutto a quella di Moscherini, ਠquello relativo alla percentuale di utilizzo dei fondi assegnati. L’Autorità  Portuale di Civitavecchia, in otto anni, ha infatti appaltato opere per circa 355 milioni di euro, ben l’85% dei fondi assegnati. Un risultato impensabile rispetto alla media di utilizzo, molto bassa, da parte degli enti pubblici dei fondi erogati per gli appalti, ma che stacca notevolmente anche i diretti concorrenti dello scalo laziale: Genova fa infatti registrare una percentuale di utilizzo dei fondi del 65%, mentre Napoli addirittura del 32%. Gli unici porti, in questa speciale classifica, che fanno meglio di Civitavecchia, sono Trapani e Gioia Tauro, rispettivamente con il 100% e il 99%, ma c’ਠda considerare che i finanziamenti assegnati ai due scali in questione sono stati di molto inferiori a quelli erogati agli altri scali (rispettivamente 62 e 137 milioni di euro). Il record italiano dei finanziamenti, dovuto alla bontà  ed alla velocità  di esecuzione dei progetti, ed alla capacità  di gestire le procedure amministrative, si ਠtradotto in un grande sviluppo in termini di infrastrutture per il porto di Civitavecchia. Lo scalo infatti, negli ultimi dieci anni, ਠpassato da circa due chilometri e mezzo a sette chilometri di accosti, e da una superficie di circa 220.000 metri quadrati a 700.000 metri quadri di banchine. Una crescita che, nella programmazione per il  completamento del piano regolatore portuale approvato nel 2004, porterà  lo scalo a circa quindici chilometri di accosti e a un milione e 750.000 metri quadri di banchine, per una spesa complessiva di altri 473 milioni euro. I progetti preliminari delle nuove banchine hanno già  avuto il via libera dal Cipe nel quadro delle Opere strategiche ricadenti all’interno della cosiddetta Legge Obiettivo. Dal progetto complessivo, l’Autorità  Portuale di Civitavecchia ha stralciato un I° lotto funzionale di opere (Prolungamento antemurale Cristoforo Colombo, Darsena Servizi e Darsena Traghetti) dell’importo di 186 milioni di euro. Per questi, il Cipe ha già  assegnato un finanziamento in via programmatica di 30 milioni di euro.

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