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Con ''Matilde'' l'anidride carbonica finisce sotto il mare

Sarà costruito a dieci chilometri dalla costa, tra Civitavecchia e Tarquinia, un pozzo sottomarino in cui verranno raccolte tutte le emissioni che l'Enel produrrà nei prossimi vent'anni. Con il passare del tempo la Co2 si trasformerà in roccia calcarea

Sarà costruito a dieci chilometri dalla costa, tra Civitavecchia e Tarquinia, un pozzo sottomarino in cui verranno raccolte tutte le emissioni che l'Enel produrrà nei prossimi vent'anni. Con il passare del tempo la Co2 si trasformerà in roccia calcarea

Si chiama Matilde e sarà per l’Enel la soluzione ideale per limitare le emissioni di Co2 nell’aria di Civitavecchia. Come riportato qualche giorno fa dal quotidiano ‘‘IlSole24Ore’’, l’Enel sta investendo infatti oltre 300 milioni di euro nel progetto Zep (Zero Emission Platform) per ridurre la diffusione di anidride carbonica nell’atmosfera e, tra i progetti in programma, c’è la costruzione appunto del ‘‘Pozzo Matilde’’, un’area off-shore sotterranea capace di immagazzinare 20 anni di emissioni della centrale di Civitavecchia. Il pozzo dovrebbe sorgere in mare a dieci chilometri dalla riva, tra Civitavecchia e Tarquinia.
La centrale a carbone da 2 gigawatt della città oggi produce 1,5 milioni di tonnellate di Co2 all’anno. Catturate e stoccate off-shore nel Pozzo Matilde, sempre secondo ‘‘IlSole24Ore’’, varranno almeno 30 milioni annui di minori costi per l’Enel e soprattutto porteranno vantaggi alla comunità per l’annullamento di tutte le micropolveri attualmente presenti nell’aria.
Il progetto servirà a contribuire inoltre al miglioramento della situazione delle aziende laziali in fatto di emissione di anidride carbonica. Gli impianti del Lazio infatti, a quanto si apprende da un recente studio della Eco-way, società italiana leader nel settore dei cambiamenti climatici, sono all’ultimo posto nella classifica italiana, poiché emettono oltre il doppio di quanto consentito dai limiti stabiliti dal Protocollo di Kyoto, quasi 8 milioni di tonnellate di Co2 in più rispetto ai 6,2 milioni consentiti.
Imprigionare l’anidride carbonica in serbatoi sotterranei, quali il pozzo Matilde, ricavati da giacimenti esauriti di metano, miniere dismesse o falde acquifere saline, potrebbe dunque essere la soluzione per depurare l’atmosfera per i prossimi 500 anni. Pompata in forma liquida o gassosa a centinaia di metri sottoterra, la Co2 infatti con il tempo si trasforma in roccia calcarea. L’Italia arriva solo dopo Stati Uniti, Norvegia, Canada e Germania a muoversi in questo senso, anche perché ha capito che oggi seppellire l’anidride carbonica è più conveniente che rilasciarla nell’atmosfera. Dal 2008, nel rispetto del Protocollo di Kyoto, il diritto a emettere 1 tonnellata di biossido di carbonio costerà dai 22 ai 30 euro, più del costo per spedirla sottoterra.
Ma quali sono, se esistono, i rischi per l’ambiente? «Il sistema è sicuro – ha affermato Francesco Zarlenga dell’Enea, l’Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente in un’intervista a ‘‘Panorama’’ – se i siti sono idonei per capienza, impermeabilità, sismicità e deflusso delle acque». Come riportato in una nota apparsa sul sito Civonline.it nello scorso giugno, gli esponenti di ‘‘Uniti a Sinistra’’ Daga e Leoni già annunciavano che le valutazioni ambientali su questi innovativi siti di stoccaggio sono «finora molto controverse per il rischio di dispersione con effetti letali». Anche gli ambientalisti e alcuni consiglieri del ministro all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio si sono mostrati contrari: «È come mettere la spazzatura sotto il tappeto», hanno dichiarato a ‘‘Panorama’’, mentre il consulente scientifico del Wwf, Massimiliano Variale, ha sostenuto di «fare attenzione all’eventuale fratturazione delle rocce, che può causare la fuoriuscita del gas».
A dispetto delle valutazioni d’impatto ambientale, ancora in via di definizione, per il direttore della ricerca e sviluppo Enel, Gennaro De Michele, la cattura e il confinamento profondo della Co2, secondo quanto riportato dal ‘‘Sole24Ore’’, «consente di rimettere in gioco, anche per il futuro, le enormi riserve di carbone e di gas del pianeta, senza pregiudicarci il clima. In Europa stiamo parlando di oltre il 50% delle fonti energetiche, e lo stesso vale per gli Stati Uniti. Per l’India e la Cina anche di più».

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