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Due lettere di solidarietà all'Arci

Due lettere di solidarietà all’associazione Arci, che l’altroieri ha lasciato la sede storica nel parco Yuri Spigarelli, dopo l’ordinanza di sgombero del Comune.

La prima è firmata di Paolo Beni, presidente nazionali dell’Arci, ed è indirizzata al sindaco di Civitavecchia Moscherini, al Presidente della Provincia di Roma Gasbarra, al Presidente della Regione Lazio Marrazzo e al Prefetto di Roma Mosca.

 

“Egregi signori,
con la presente intendo manifestarvi la mia preoccupazione per la situazione che si sta creando a Civitavecchia nel contenzioso fra la locale sede Arci e l’Amministrazione Comunale.
Nel Comune di Civitavecchia, in località San Gordiano, una ex stalla abbandonata, edificio di proprietà comunale, è utilizzata fin dagli anni ’80 dal circolo Arci San Gordiano. Nel 1988 l’immobile viene interamente ristrutturato a spese dell’Arci (con un investimento di circa 140 milioni di lire) e viene stipulata una convenzione con cui l’Amministrazione Comunale concede al Circolo Arci San Gordiano l’utilizzo dell’immobile e dell’area verde circostante per 20 anni.
Successivamente, dalla metà degli anni ’90 le attività dell’Arci si ampliano con la nascita del Comitato Arci Civitavecchia e della Cooperativa Sociale Civitabella, che svolgono nella medesima struttura attività di carattere sociale e culturale, spesso anche in collaborazione con la stessa Amministrazione Comunale.
In particolare, la Cooperativa Civitabella si occupa di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati ed impiega stabilmente ragazzi e ragazze portatori di handicap nelle attività di ristorazione del circolo e di manutenzione dell’area verde.
Nel 2004 l’Arci, rilevata l’esigenza di procedere ad ulteriori opere di adeguamento e manutenzione straordinaria dell’immobile, avvia con l’Amministrazione Comunale una trattativa proponendo di effettuare a proprie spese i necessari lavori e chiedendo quindi di anticipare il rinnovo della convenzione, così da avere garantito l’utilizzo dell’immobile per un tempo necessario ad ammortizzare l’investimento.
L’Amministrazione Comunale manifesta il proprio interesse all’operazione ma non seguono atti amministrativi in merito. La trattativa sembra giungere finalmente ad una positiva conclusione all’inizio del 2007, con l’allora Commissario Prefettizio del Comune, ma anche stavolta non si giunge alla firma della convenzione.
Dopo le elezioni amministrative del 2007 il nuovo sindaco Moscherini, prontamente interpellato in merito dall’Arci, manifesta la sua intenzione di non procedere al rinnovo della convenzione e di destinare ad altri utilizzi l’intera area. Inoltre l’Amministrazione Comunale chiede all’Arci il rilascio immediato (e anticipato rispetto alla scadenza del 2008) della sede, adducendo motivi di urgenza a causa della mancanza dei requisiti di sicurezza dell’immobile.
L’Arci, ribadendo che già si era resa disponibile ad effettuare a proprie spese e in accordo con l’Amministrazione i necessari lavori, contesta però le motivazioni di urgenza del provvedimento. Infatti è in possesso di una perizia redatta da tecnici abilitati che attesta (pur in presenza della necessità di lavori di manutenzione straordinaria) l’attuale agibilità dell’immobile.
Per quanto sopra esposto, l’Arci di Civitavecchia non ritiene sussistano le motivazioni di urgenza con cui si chiede il rilascio immediato dell’immobile, ed ha presentato all’Amministrazione Comunale istanza di sospensione dell’ordinanza emessa, che scade in queste ore.
Oltretutto, ricordiamo anche che l’Arci di Civitavecchia ha più volte manifestato la propria disponibilità, in via subordinata, ad individuare una diversa sede di proprietà comunale dove trasferire le proprie attività, senza peraltro ricevere alcuna disponibilità in merito da parte del sindaco Moscherini.
Mi permetto di esprimervi quindi la preoccupazione dell’associazione nazionale che rappresento per una situazione che, in assenza di una soluzione concordata, rischia di privare la città di un’attività di rilevante interesse pubblico con effetti negativi sul tessuto sociale cittadino ed in particolare sui soggetti più svantaggiati.
In considerazione di quanto sopra esposto, sono a chiedervi di intervenire per sospendere l’esecuzione del provvedimento di sgombero e di promuovere l’apertura di un tavolo di trattativa fra l’Amministrazione Comunale e il locale comitato Arci, al quale questa presidenza si rende disponibile sin d’ora a garantire una eventuale partecipazione”.

 

La seconda lettera è invece firmata dall’avvocato Pietro Tidei, dal dottor Flavio Magliani e dal senatore Giovanni Ranalli. 

 

“Lo sfratto impietoso ordinato dal Sindaco nei confronti della Cooperativa Sociale dell’Arci della quale fanno parte 9 disabili che, nel corso di questi anni, hanno beneficiato del lavoro, di una busta paga, e del loro inserimento nella vita normale di tutti i giorni, è una ulteriore dimostrazione della scarsa sensibilità di questa Amministrazione nei confronti di quanti si trovano nella difficile condizione di affrontare le asperità della vita.
È tanto più grave quanto accaduto sapendo che la Cooperativa disponeva di una dichiarazione di tecnici che escludevano la pericolosità delle strutture portanti dei locali adibiti per le attività sociali della Cooperativa.
La sordità del Sindaco ha impedito di tenere conto di questa dichiarazione tecnicamente valida, per dare corso senza indulgenza alcuna alla sua evidente volontà di estromettere una Cooperativa, che ha rappresentato in questi anni un modello, un esempio di condotta per cittadini meno fortunati.
Nel deplorare la decisione del Sindaco e nel protestare per le modalità seguite per lo sfratto della Cooperativa, confermiamo la nostra vivissima solidarietà e amicizia ai Soci della Cooperativa, al Presidente che l’ha gestita in questi anni, ai genitori dei disabili assicurando loro il nostro continuo impegno perché quanto prima essi possano nuovamente disporre di questa sede storica”.

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