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Ecomostro, iniziata la demolizione <br />

Tarquinia. Intorno alle 14 il caterpillar ha avviato l’abbattimento dello scheletro in cemento A dare il via alla ruspa il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli: «Adesso dobbiamo pensare alla rivalutazione turistica della zona» Il rudere insiste su una colonia romana che a sua volta si erge sull’antico porto etrusco di Gravisca. Nell’area è stato ritrovato un tesoretto di ben 170 monete

Tarquinia. Intorno alle 14 il caterpillar ha avviato l’abbattimento dello scheletro in cemento A dare il via alla ruspa il ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli: «Adesso dobbiamo pensare alla rivalutazione turistica della zona» Il rudere insiste su una colonia romana che a sua volta si erge sull’antico porto etrusco di Gravisca. Nell’area è stato ritrovato un tesoretto di ben 170 monete

TARQUINIATARQUINIA – E’ cominciato intorno alle 14, con notevole ritardo rispetto alle previsioni, l’abbattimento dello scheletro di cemento che da ben 40 anni insiste sull’area archeologica di Gravisca, una delle più importanti testimonianze dell’epoca etrusco-romana. A dare il via alle ruspe c’era, come annunciato, il ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli, oltre al sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola, che ha fatto gli onori di casa. I primi lembi di cemento sono iniziati a crollare sotto lo sguardo attonito di uno stuolo di telecamere e giornalisti che hanno registrato l’evento di importanza nazionale. Ma anche di residenti e turisti arrivati da ogni parte della zona. Il cucchiaio dentato del caterpillar ha fatto cadere una prima parte del solaio del primo e del secondo piano della palazzina. Operazione molto delicata, quella della demolizione della struttura in cemento e laterizi, che proseguirà anche nei prossimi giorni, fino al totale collasso. I pilastri in cemento della struttura poggiano infatti direttamente sui muri di una colonia romana del 180 a.C. che a sua volta si erge su un importante porto etrusco, luogo di scambi e di culto. Proprio qui, a pochi metri di distanza, gli archeologi negli anni Settanta hanno trovato un tesoretto di oltre 170 monete romane risalente al IV secolo dopo Cristo. Alla demolizione dell’ecomostro di Gravisca seguirà il restauro conservativo dei reperti archeologici, ma non solo. Dopo le ruspe, ha detto il ministro Rutelli, il secondo passo dovrà essere un piano per la rivalutazione turistica dell’intera zona. «Vorremmo che da qui partisse anche un’accelerazione degli scavi in corso, un meccanismo di valorizzazione dell’intera zona». L’idea è quella di organizzare per la seconda metà di ottobre una conferenza dei servizi che coinvolga ministero, Regione, Provincia e i Comuni interessati. «L’attività turistica in questa zona non è abbastanza valorizzata – ha detto Rutelli – dobbiamo fare di più. Nel litorale di Tarquinia ci sono siti archeologici e paesaggistici, centri di grande interesse culturale e turistici. Ma ci sono pochi alberghi, poche strutture ricettive e poca valutazione di questo patrimonio». Tra le alte rappresentanze che hanno partecipato all’evento c’erano anche la dottoressa Cataldi direttrice del Museo Etrusco di Tarquinia, la dottoressa Moretti della Soprintendenza TARQUINIAdell’Etruria meridionale e la dottoressa Boitani direttrice del Museo di Villa Giulia di Roma e ispettore della zona di Gravisca. Rutelli, in tema di valorizzazione ambientale ha speso parole anche sulla centrale di Torre Valdaliga nord: «L’obiettivo della Regione Lazio è quello di fare in modo che le emissioni della centrale siano più basse di quelle attuali. Facciamo parte di una società nella quale ci sono fabbriche e centrali, l’importante – ha detto – è che non facciano male alla salute. Non dipingiamo questo territorio come una zona incapace di ricevere il turismo».

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