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Fiumaretta, mancano i fondi per la sicurezza <br />

Nessuna somma è stata stanziata dal Comune dopo il trasferimento degli uffici nell’ex palazzina Enel. Urbanistica e Lavori Pubblici concordarono il rilascio del certificato di agibilità subordinato alla realizzazione di lavori mai eseguiti. I dirigenti Correnti e Madonna rassicurano sulla solidità dell’edificio, parlando di opere ferme per carenza di fondi

Nessuna somma è stata stanziata dal Comune dopo il trasferimento degli uffici nell’ex palazzina Enel. Urbanistica e Lavori Pubblici concordarono il rilascio del certificato di agibilità subordinato alla realizzazione di lavori mai eseguiti. I dirigenti Correnti e Madonna rassicurano sulla solidità dell’edificio, parlando di opere ferme per carenza di fondi

CIVITAVECCHIA – Fiumaretta nell’occhio del ciclone dopo le dichiarazioni fiume fatte dal rappresentante della sicurezza Rsl, Luciano Naselli, che ha parlato di inadeguatezza dei locali che attualmente ospitano gli uffici dell’assessorato ai lavori pubblici e l’osservatorio ambientale.
Sul problema dell’edificio, che dopo un rimpallo di competenze e responsabilità ancora non avrebbe i giusti requisiti per consentire l’accesso agli utenti, la politica ha preferito tacere, evitando di entrare nel merito a delle decisioni prese quando la giunta comunale di Civitavecchia indossava altri colori. I fatti risalgono al 2006, quando, vista la necessità di accorpare gli uffici comunali, l’urbanistica ha ritenuto opportuno anticipare un certificato di agibilità dello stabile in attesa che venissero eseguiti alcuni lavori di ammodernamento e messa a norma, dettagliatamente riportati in alcuni verbali firmati dal responsabile e dai rappresentanti della sicurezza, oltre che dai referenti politici ed amministrativi dei settori urbanistica e lavori pubblici. Sul caso è intervenuto l’allora dirigente all’urbanistica Francesco Correnti, spiegando i motivi che hanno portato alla situazione attuale: «C’èra necessità di spostare entro breve tempo gli uffici nel nuovo sito – ha riferito – cosa potevamo fare, oltre a domandare ai lavori pubblici di accelerare i lavori di messa a norma dell’impianto?» Rimarrebbe il problema di una certificazione rilasciata ‘‘sulla parola’’, in attesa che le attività di adeguamento prendessero il via. Su questo aspetto Correnti ha chiarito: «Cosa avrei dovuto fare? mi sono assunto una responsabilità, sapendo che non sarebbe accaduto nulla di catastrofico, visto che in quei locali – ha aggiunto – fino a non molto tempo prima c’era l’Enel». C’è però dell’altro, visto che ancora oggi, a parte l’ascensore per i disabili e l’illuminazione esterna (impegni presi e mai portati a termine), mancherebbe anche l’accatastamento successivo alla cessione del fabbricato da parte dell’Enel. Su questo aspetto Correnti ha parlato di un problema risolvibile in un ora, evidenziando tuttavia l’esistenza di impedimenti di natura politica più consistenti. Saerebbe allora regolare il fatto che i lavori pubblici e l’osservatorio operino in una palazzina non a norma?
L’aspetto evidenziato da Correnti è stato ripreso anche da Roberto Madonna, allora dirigente ai lavori pubblici: «L’agibilità c’è – ha dichiarato – i locali sono a norma sia da un punto di vista statico che di superficie» Ma allora sarebbe normale eseguire i lavori di messa in sicurezza di una struttura che ospita uffici pubblici, solo dopo l’ottenimento del certificato di agibilità e soprattutto quando la palazzina di cui si parla neppure risulta accatastata?
E poi, se si fosse trattato di una residenza privata, il comune avrebbe utilizzato gli stessi criteri di valutazione? Madonna suggerisce di fare una verifica all’ufficio patrimonio che regola gli acquisti degli immobili, evidenziando l’esistenza di un disagio economico alla base: «Noi i lavori li abbiamo progettati – ha concluso – purtroppo i soldi necessari non sono mai stati stanziati».

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