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Il cambiamento in cui speriamo

Il 2007 che sta per concludersi è stato indubbiamente un anno di cambiamenti per Civitavecchia ed i vertici delle sue istituzioni. A Palazzo del Pincio, nella stanza del Sindaco, si sono succeduti tre inquilini in pochissimo tempo, con Gianni Moscherini che ha traslocato dall’Autorità Portuale chiudendo un decennio di grande sviluppo e lasciando al suo successore una eredità non semplice sotto molteplici aspetti: continuare, con sempre meno soldi pubblici, nella crescita di un porto che ha raggiunto lo storico primato delle crociere nel Mediterraneo e risolvere i problemi che inevitabilmente restano aperti nel passaggio da una gestione all’altra. Fabio Ciani, per quanto visto finora, è sicuramente una figura all’altezza della situazione. Un primo risultato lo ha raggiunto, ricreando il clima migliore per un dialogo fra istituzioni e componenti del sistema portuale, tale da creare – avendo anche finalmente un interlocutore valido ed attivo al Pincio – la sempre auspicata sinergia fra porto e città, necessaria ad uno sviluppo armonico del tessuto economico locale. In questi avvicendamenti si inserisce quello, non meno importante, alla guida della Diocesi: monsignor Grillo si è trasferito a Roma, dopo quasi un quarto di secolo. E anche in questo caso Civitavecchia non poteva sperare di ottenere di più. Il vescovo Chenis è subito apparso come il pastore di anime di cui aveva bisogno una città divisa come la nostra. Da questi cambiamenti tutta la comunità locale ora attende un mutamento, in meglio, delle condizioni di un territorio che, purtroppo in questo pare non si cambi mai, è ancora succube di scelte che incidono sulla salute e sull’ambiente e che si compiono altrove, complici fattori di debolezza strutturale: una disoccupazione troppo elevata, di un disagio sociale sempre più vasto, come indicano le statistiche, e di un degrado culturale in aumento. Una inversione di tendenza, è il cambiamento che vorremmo a partire dal 2008.

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