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Incompatibilità con i cda, vinta la battaglia

Una parte della delibera approvata dal Consiglio comunale (il comma h del punto 3) prevede che vi sia incompatibilità tra i consiglieri comunali e gli assessori e le cariche nei cda di aziende ed enti. Si tratta di un provvedimento a lungo atteso che già l’ex sindaco Saladini tentò di sottoporre al Consiglio, salvo poi trovarsi costretto a ritirare il documento soprattutto per l’ostruzionismo della sua maggioranza. Si chiude quindi un capitolo iniziato durante la Giunta De Sio che proprio alla caccia alle poltrone deve, tra l’altro, la sua caduta. Si è trattato di uno sforzo in più da parte della maggioranza guidata da Moscherini, nato dopo un lungo confronto interno (la prima stesura della delibera non conteneva il comma h così come approvato)durante il quale alcuni partiti, e tra questi soprattutto l’Udc, hanno sostenuto questa battaglia. Perché, si badi bene, va risolto l’equivoco secondo cui tale incompatibilità è prevista dalla legge Finanziaria. Il famoso articolo 76 del primo testo (quello che prevedeva anche che un consigliere o assessore dimissionario non potesse entrare nei cda prima dei due anni) non è stato inserito nel maxi emendamento, poi approvato dal Parlamento. Quindi non si è trattato di un atto dovuto. Anche se, c’è da ricordare che in proposito il comma 1 dell’articolo 63 della legge 267 del 2000 (testo unico per il riordinamento degli enti locali) sancisce l’incompatibilità del consigliere comunale (ma non dell’assessore). Articolo che però non è stato mai rispettato. In qualche caso non viene rispettato tuttora.

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